PESCARA. Un architetto con la passione per lo sport e un ex calciatore poi coinvolto in un’operazione antidroga. Sono i bersagli dei colpi sparati ieri al bar lungo la strada parco. Walter Albi è la vittima: i colpi esplosi dall’assassino arrivato su una moto non gli hanno lasciato scampo; Luca Cavallito, ferito anche al volto, lotta tra la vita e la morte. Tra i due, così si racconta sulla scena del delitto, l’amicizia durava da anni.
Walter Albi, nato a Chieti e residente a Francavilla, aveva 66 anni. Tra gli ultimi incarichi eseguiti come architetto ce n’è anche uno per conto del Comune di Pescara: era stato il direttore dei lavori durante il cantiere per la manutenzione straordinaria delle coperture delle case popolari di proprietà comunale in via Caduti per Servizio, quartiere degradato di Fontanelle. Albi aveva dovuto supervisionare l’intervento di risanamento dei tetti in alloggi fatiscenti e occuparsi anche della contabilità dell’appalto e del coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione.
Laureato all’università d’Annunzio nel 1986, Albi era diventato un architetto nel 1988. Tra le altre commesse con gli enti pubblici, nel 2005 si era occupato della progettazione della strada Postilli-Lido Riccio nel territorio comunale di Ortona a un passo dal mare.
Ma Albi non era conosciuto soltanto per il suo lavoro di architetto (era iscritto all’Ordine di Pescara): amava anche fare sport, soprattutto la corsa.
L’amico Cavallito ha un passato da talento del pallone: al sogno di diventare un calciatore professionista ci aveva sempre creduto, fin da bambino. Ha iniziato a giocare giovanissimo con l’Ivrea, poi ha girato per tante squadre abruzzesi. Un pendolare dei dilettanti, dal Pineto nel 1996 e poi Lauretum, Notaresco, fino al Francavilla e al Montesilvano. La carriera da bomber l’ha chiusa dove tutto era in qualche modo cominciato: da allenatore di una scuola calcio pescarese affiliata alla Juventus. Quella Juventus in cui aveva mosso i primi passi suo padre, Dario Cavallito.
Cavallito, però, è finito anche in un giro di droga da 200 panetti di hashish per un peso di circa 19 chili e un valore sul mercato di circa 150mila euro. Anziché taralli pugliesi, l’auto fermata dai carabinieri nel 2012 era imbottita di droga: in manette tre cerignolani e Cavallito. Sui panetti di hashish sequestrati spiccava l’immagine impressa di un dromedario.