PESCARA. Esattamente come in un film già visto, in via Tavo le scene di degrado sono sempre le stesse. E i residenti non ne possono più di assistere a uno squallore che non cambia mai. Dai balconi continuano ad assistere impotenti a ciò che accade nei tre scheletri dei palazzi Clerico, mai ultimati e per i quali era stato annunciato un progetto di demolizione e ricostruzione che si è bloccato nel momento in cui sembrava tutto pronto a partire.
In quell’area tornano ciclicamente a stazionare persone che non hanno una casa e non sanno dove andare, sbandati e tossicodipendenti che assumono droghe sotto gli occhi di tutti, dormono e bivaccano lì, avendo a disposizione letti, sedie e suppellettili varie, perfino le pentole: con le coperte, poi, allestiscono delle tende. «Una baraccopoli», dicono i residenti «per bene» che vorrebbero un cambio di passo. «Vediamo e abbiamo visto di tutto», dicono. «Degrado, abbandono, spaccio e consumo di droga. I tossicodipendenti girano qui attorno ed entrano anche nei nostri palazzi, tanto che abbiamo paura a raggiungere casa, specie quando con noi ci sono i bambini, e anche a parcheggiare l’auto qui vicino. La lasciamo a distanza, per evitare sfregi. E ci vergogniamo a portare qualcuno a casa, per il quadro desolante a cui si assiste qui attorno. Ci sono persone moleste, c’è chi si prostituisce per niente a ogni ora, escrementi, cattivi odori, allagamenti ogni volta che piove: abbiamo stivali di plastica sempre a disposizione, perché qui davanti si crea un lago, e crediamo anche che i palazzi vicini ai tre scheletri abbiamo subito danni strutturali. Per di più, dobbiamo convivere con topi e scarafaggi. Da piccoli ci divertivamo con le ranocchie: questo vuol dire che sono passati 25 anni, e non è cambiato niente».
Non si impara a convivere con tutto ciò. «Siamo spaventati perché qui la droga ha provocato anche morte, e poi c’è chi si picchia, c’è un via vai continuo di “zombie”, persone che sono diventate l’ombra di se stesse, con gli stupefacenti». E i disagi sono anche altri, non sono legati solo alla «baraccopoli» che rinasce in continuazione o al Ferro di cavallo che «speriamo demoliscano presto». «Qui ci sono fuochi d’artificio ogni sera ma non interviene mai nessuno. A una certa ora siamo costretti a svegliarci, per via del rumore, pur dovendo andare a lavorare, la mattina. Come è possibile?», si chiedono.
Sulla vendita dell’area spiega come stanno le cose Luigi Clerico, uno dei proprietari, dopo le trattative con la cooperativa Città Futura che sembravano vicine al punto di svolta, per la vendita, la demolizione e la costruzione di tre edifici. «Stiamo aspettando che diano seguito alla proposta che hanno fatto e che noi abbiamo accettato. C’è stata una manifestazione di interesse alla quale deve fare seguito la proposta per poi andare a rogito, ma la proposta economica è stata già condivisa e il progetto ci è stato presentato». Da un po’, però, tutto tace. «Noi siamo interessati a chiudere, abbiamo accolto tutte le loro richieste e ci abbiamo lavorato a lungo. Ma se c’è qualche acquirente interessato ben venga, lo valutiamo. Abbiamo interesse a vendere a chi riqualificherà l’area. Quanto al degrado, recintiamo spesso l’area, ma sono interventi quasi inutili perché c’è chi scavalca o abbatte la recinzione. E in passato abbiamo presentato delle denunce. Ma per noi è qualcosa di troppo grande da contrastare».