AVEZZANO. Il taglio di alcuni alberi lungo via Mazzini ad Avezzano fa insorgere il coordinatore regionale di “Cambiamo giovani”, Matteo Di Genova.
«Sento il dovere di intervenire sulla questione del taglio dei tigli su via Mazzini, in corrispondenza di alcune palazzine, per ragioni evidentemente legate alla ristrutturazione edilizia del superbonus», ipotizza Di Genova, «così come si evince dal cartello dei lavori in corso esposto all’esterno del cantiere. Al riguardo sarebbero molti i quesiti da porre all’attuale amministrazione che avrebbe il dovere, almeno per opportunità, di rendere conto ai cittadini visto che gli alberi sono un patrimonio della collettività. Secondo indiscrezioni risulterebbe, infatti, che il taglio dei tigli si sarebbe reso necessario per la realizzazione di due passi carrabili. Era proprio inevitabile? Non c’era altra alternativa? O un’altra via di accesso che potesse garantire il passaggio?», domanda il coordinatore regionale di “Cambiamo giovani”.
«Via Andersen, ad esempio, è una via di accesso pubblica retrostante che conduce direttamente al palazzo in costruzione utilizzata anche da altre proprietà limitrofe. Chissà se gli alberi tagliati verranno sostituiti. E sarebbe opportuno sapere chi è il soggetto deputato al controllo delle eventuali prescrizioni. Non siamo contrari alle riqualificazioni delle aree urbane, ma un taglio così importante dovrebbe necessariamente essere legato a una “straordinarietà”. Se ogni necessità di “passo carrabile” pretendesse un taglio degli alberi sarebbe infatti un bel problema per la nostra città. Mi preme ricordare all’attuale maggioranza che il ministero dell’Ambiente ha varato il documento di “Strategia nazionale del verde urbano” a fronte del quale i Comuni sono chiamati a potenziare il verde esistente. La città di Avezzano non è nuova al taglio di alberi: tre anni fa cinque platani vennero tagliati in piazza del Mercato tra le proteste di residenti e commercianti per far posto alla nuova piazza la cui copertura in lamiera microforata è sorretta da colorati alberi di metallo. Alcuni cittadini», conclude Di Genova, «diedero vita a un comitato e raccolsero oltre 1.500 firme, che però non sono servite ad evitare quello scempio». (f.d.m.)
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