L’AQUILA. Approda a Roma la vicenda della rimodulazione dei vincoli ambientali sul Gran Sasso, partita nel 2015 e forte di 11mila firme raccolte dall’associazione “Save Gran Sasso”. I senatori di Fratelli d’Italia Guido Liris ed Etelwardo Sigismondi hanno incontrato il sottosegretario all’Ambiente Claudio Barbaro: vanno rivisti con l’Unione Europea i Sic (Siti di interesse comunitario) e le Zps (Zone di protezione speciale), per sbloccare il piano di sviluppo della montagna aquilana e della stazione sciistica di Campo Imperatore.
«È opportuno», hanno sottolineato Liris e Sigismondi, «rivedere il perimetro delle zone di massima tutela ambientale del Gran Sasso, escludendo dai Sic e dalle Zps le aree fortemente antropizzate. Una questione di cui si dibatte da tempo e sulla quale oggi si apre finalmente una interlocuzione con il governo, il quale dovrà naturalmente farsene portavoce in sede europea». I due senatori abruzzesi hanno sottoposto al sottosegretario Barbaro anche una nota del presidente della Regione Marco Marsilio indirizzata al ministero. «Abbiamo verificato insieme la possibilità di fare istanza al ministero per riperimetrare i Sic e le Zps con la possibilità di tirare fuori dall’area di massima tutela la stazione sciistica di Campo Imperatore. Si tratta del frutto di un lavoro lungo e complesso che stiamo seguendo da tempo», rilevano Liris e Sigismondi, «e rappresenta anche un po’ la naturale evoluzione delle battaglie fatte dall’associazione Save Gran Sasso che, è bene ricordare, sull’argomento ha raccolto in passato ben 11mila firme”. Liris e Sigismondi ricordano di «aver sempre sostenuto le posizioni di chi ritiene sia doveroso far conciliare la tutela dell’ambiente con lo sviluppo socio-economico», aggiungono i senatori, «come d’altra parte avviene in molte altre aree neppure troppo lontane da noi. Il lavoro fatto negli anni da Luigi Faccia, oggi consigliere comunale dell’Aquila proprio con delega alla Montagna, trova finalmente un canale istituzionale che sentiamo di avere l’onere e l’onore di rappresentare. Senza integralismi, saremo portavoci delle istanze di un territorio che chiede sì di difendere lo straordinario patrimonio naturalistico di cui gode, ma dall’altro di poter legittimamente ambire ad un agognato sviluppo che possa far stare bene le attuali, ma soprattutto le future generazioni». (r.s.)
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