BUSSI SUL TIRINO. «D’ora in avanti si procederà a scavare ancor più in profondità per comprendere la gravità del danno e valutare quanto incisivi e radicali debbano essere gli interventi da porre in essere». Il direttore generale dell’Arta Maurizio Dionisio guida il primo sopralluogo sul fiume Tirino dopo la scoperta di «altissime concentrazioni di mercurio e poi di piombo, diossine e pcb (bifenili policlorurati)» nei sedimenti fluviali fino a 1,7 metri di profondità. A distanza di 15 anni dalla scoperta, la discarica di Bussi continua ad avvelenare la terra e l’acqua: il sopralluogo di ieri arriva dopo l’ordinanza della Provincia di Pescara, firmata dal comandante della polizia provinciale Giulio Honorati e dal dirigente Marco Scorrano, nei confronti di Edison, individuata questa volta come responsabile della contaminazione. Entro 60 giorni, così dice l’ordinanza, l’impresa deve «rimuovere tutti i sedimenti contaminati» e «altre fonti di contaminazione» con «successivo ripristino di materiale idoneo» e, poi, «effettuare valutazioni dell’impatto della contaminazione sulla fauna ittica». La Edison, con una nota, promette: «Edison delineerà un percorso operativo in collaborazione con gli enti competenti, nelle more della definizione dei limiti di riferimento previsti per i sedimenti delle acque interne e dell’ottenimento dei necessari permessi per operare in alveo fluviale».
NUOVE ANALISI Dionisio annuncia altri scavi per misurare l’inquinamento ma dice anche che ormai, a Bussi, non basta più una bonifica tradizionale: «Il mercurio risultato 24mila volte oltre la soglia fissata dalla Ue», spiega, «e il piombo che con una concentrazione di 4.020 mg/kg è fino a 40 volte lo standard, sono valori che destano grande preoccupazione. Pertanto, oltre alle attività routinarie, si sta valutando l’opportunità di mettere in campo ulteriori interventi attraverso nuove progettualità e specifiche linee di finanziamento per le aree pubbliche del Sin di Bussi».
«SEDIMENTI CONTAMINATI» I sedimenti sul fondo del fiume Tirino, spiega ancora il direttore Arta, sono «pesantemente contaminati a causa dei rifiuti tossici pericolosi stoccati nel corso degli anni nelle discariche 2A e 2B, di cui si attende la bonifica». Gli interventi in contraddittorio effettuati dai tecnici Arta ed Edison riguardano le aree ricomprese nei transetti del fiume Tirino denominati T0 (in corrispondenza delle discariche 2A e 2B e aree limitrofe) e T5 (punto di prelievo antistante la centrale termoeletttrica Edison).
CAUSA-EFFETTO L’ordinanza dice: «Dalle analisi Arta e dalle sue relazioni emerge la connessione funzionale della contaminazione dei sedimenti del Tirino con i rifiuti individuati nelle aree di discarica, riconducibili con certezza alle attività di smaltimento irregolare dei rifiuti stessi del polo chimico industriale in queste discariche, non essendo note al momento ulteriori fonti di contaminazione dei sedimenti diverse dalla lisciviazione e trasporto dei contaminanti presenti in tali rifiuti».
INQUINAMENTO LAVATO Per le attività di messa in sicurezza delle acque sotterranee già eseguite, dice la Edison, «a settembre 2020 è stato ripristinato e integrato l’impianto di pump&stock precedentemente installato da Solvay per l’emungimento e il trattamento delle acque di falda». Si tratta di un impianto che “lava” le acque di falda prima di rimetterle in circolo. «Dall’avvio dell’impianto a fine giugno 2022», assicura Edison, «sono stati complessivamente smaltiti 3.856 metri cubi di acque emunte».