BUSSI. Con una doppia archiviazione si chiude anche l’ennesimo fascicolo aperto dalla procura di Pescara sul disastro ambientale di Bussi. Il procedimento si riferisce alla stessa area delle discariche 2A e 2B in cui, nel 2007, i forestali scoprirono la discarica abusiva più grande d’Europa: rifiuti tossici e nocivi interrati nei decenni precedenti, con gli scarti di lavorazione dello stabilimento «Montedison (ora Edison spa), sebbene il sito fosse stato gestito prima da Ausimont (partecipata al 100% da Montedison) e poi da Montefluos (partecipata al 100% da Ausimont», come scrive il gip Fabrizio Cingolani nella seconda e più articolata archiviazione.
Il fascicolo, riaperto lo scorso anno dal procuratore aggiunto Anna Rita Mantini e dai sostituti Luca Sciarretta e Anna Benigni, aveva inizialmente 4 indagati: Marc Banayoun, presidente cda Edison, Nicola Monti, amministratore delegato, Marco Colatarci della Solvay, e il sindaco di Bussi, Salvatore La Gatta; poi fu aggiunto Andrea Del Frate, delegato da Edison alle tematiche ambientali. I primi 4 furono stralciati e archiviati dal gip Giovanni de Rensis; l’ultimo da Cingolani. Quest’ultimo giudice, prima di giungere alla conclusione che nei confronti di Del Frate non esistono «elementi di prova idonei a sostenere l’accusa di inquinamento e omessa bonifica in giudizio», fa una breve ma articolata cronistoria di 20 pagine della complessa vicenda, dalla quale si evince che gli accertamenti tecnici disposti dalla procura, «se hanno permesso di verificare il perdurare dell’importante contaminazione delle acque di falda fino alla attivazione delle Mipre (misure di prevenzione, ndc) del settembre 2020, non consentono tuttavia di stabilire in che misura la mancata effettuazione delle Mipre e/o bonifica abbia comportato una compromissione dell’ecosistema successiva all’accertamento giudiziario ed amministrativo dei soggetti responsabili. Pertanto, la mancata definitiva bonifica del sito non è certo imputabile all’odierno indagato, attesa l’effettuazione da parte del ministero di apposita gara di appalto pubblica tesa ad individuare il soggetto imprenditoriale cui aggiudicare i lavori di bonifica che avranno inizio nei prossimi mesi».
Insomma, l’inquinamento non si ferma ma quei reati non possono essere attribuiti ai 5 indagati individuati dalla procura. Nel provvedimento vengono ripercorse per capitoli tutte le tappe del caso: dall’«analisi della contaminazione acquisita in atti e valutazione delle condotte attuative degli obblighi di bonifica»; alla «concreta individuazione del soggetto inquinatore», e cioè la società Edison; alla «revoca della gara per la bonifica del sito», con critiche anche pesanti riguardo le lungaggini tecnico-amministrative dei vari soggetti interessati, per arrivare alla bonifica del sito. Per giungere comunque a sostenere che «anche la valutazione circa il possibile (o probabile) peggioramento della qualità della falda non può essere svolta con criteri di ragionevolezza e scientificità sulla base dei dati storici che sono stati messi a disposizione di Arta. I dati acquisiti non consentono di affermare con rigore scientifico che vi sia stata recrudescenza della contaminazione negli anni 2018-2019, periodi nei quali gli interventi di Mipre non risultano essere stati eseguiti».