PESCARA. Anche a distanza di 18 mesi dall’ultima somministrazione, per le persone vaccinate, rispetto ai non vaccinati, non è aumentato il rischio di morte o eventi avversi gravi (tra i quali infarto, ictus, arresto cardiaco, miocarditi, pericarditi). Lo rivela uno studio nell’ambito del quale è stata seguita per oltre un anno l’intera popolazione della provincia di Pescara.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Vaccines, è stata svolta nella Asl di Pescara ed è stata coordinata da Lamberto Manzoli, medico epidemiologo e direttore della Scuola di Sanità Pubblica dell’Università di Bologna. La ricerca – che ha coinvolto anche studiosi dell’Università di Ferrara – ha seguito per oltre un anno l’intera popolazione della provincia di Pescara.

Sono stati raccolti tutti i dati sanitari dei residenti ed è stato possibile confrontare la frequenza di diverse malattie gravi, per le quali si è ipotizzata una correlazione con le vaccinazioni. Nessuna delle dieci patologie esaminate è stata più frequente tra i vaccinati, rispetto ai non vaccinati.

Lo studio è al momento l’unico al mondo che ha potuto seguire la popolazione per più di un anno, controllando le analisi per numerosi possibili fattori di confondimento, tra i quali l’età, il sesso, ed il rischio clinico dei partecipanti. Nello studio, sia i decessi per tutte le cause sia i decessi per cause diverse dal Covid-19 e, infine, tutte le patologie prese in esame, sono stati meno frequenti tra le persone vaccinate, indipendentemente dal sesso, dall’età e dal profilo di rischio clinico.

“In questi mesi sono emerse alcune analisi che sostenevano un aumento del rischio di eventi avversi gravi in seguito alle vaccinazioni Covid – afferma il direttore sanitario della Asl, Antonio Caponetti – Con grande sollievo, i risultati che abbiamo ottenuto mostrano, in modo netto, che per i vaccinati non c’è stato un aumento di rischio di malattie gravi. Dunque il profilo di sicurezza dei vaccini comunemente utilizzati durante la pandemia è stato confermato. Chiaramente, i risultati sono limitati ai primi 18 mesi, e sarà in ogni caso essenziale continuare il follow-up su un periodo più lungo”.

Manzoli sottolinea che “alcune delle analisi uscite in questi mesi avevano mostrato un aumento dei casi per le persone che hanno ricevuto solo una o due dosi di vaccino. Questi risultati – dice – sono in parte emersi anche nel nostro studio, ma solo per gli individui che non avevano avuto un’infezione da coronavirus e si devono in realtà al confondimento introdotto a causa del Green Pass. Questo fenomeno, noto come ‘bias epidemiologico’, spiegato in dettaglio nell’articolo, ha portato alcuni ricercatori a conclusioni erronee, causate da dati assai meno completi di quelli che, fortunatamente, abbiamo avuto a disposizione, per i quali non posso che lodare l’eccezionale lavoro svolto dalla Asl di Pescara”.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Vaccines con il titolo “COVID-19 Vaccination Did Not Increase the Risk of Potentially Related Serious Adverse Events: 18-Month Cohort Study in an Italian Province”. Gli autori sono stati, oltre al Professor Manzoli, Graziella Soldato, Giuseppe Di Martino, Roberto Carota, Marco De Benedictis, Graziano Di Marco, Giustino Parruti, Rossano Di Luzio e Antonio Caponetti, per la Asl di Pescara, e Maria Elena Flacco e Cecilia Acuti Martellucci per l’Università di Ferrara.