L’AQUILA. Le panchine occupate dai più anziani, il rumore incessante dell’acqua delle fontane, capannelli di persone che si fermano per salutarsi, per farsi forza o semplicemente per ricordare. Il Parco della Memoria non è mai stato così vivo, come ieri, nel giorno del 13esimo anniversario del terremoto.
«Questo è un punto di partenza. Ma vorremmo che questo parco diventasse un luogo d’incontro quotidiano, anche durante il resto dell’anno», ha spiegato Federico Vittorini, che quella notte d’aprile del 2009 ha perso la madre e la sorella sotto le macerie e che ieri ha voluto partecipare, insieme a numerosi altri familiari delle 309 vittime del sisma, all’Open mic a piazzale Paoli. Un momento di confronto, commemorazione e riflessione, promosso proprio dal Comitato dei Familiari delle vittime del sisma 2009, al termine del quale è stato piantato un nuovo albero, un ulivo, simbolo di pace e rinascita, nel parco che circonda l’area. Poco prima una breve commemorazione davanti alla Casa dello Studente, con il sindaco Pierluigi Biondi e l’arcivescovo, il cardinale Giuseppe Petrocchi. Per tutta la giornata di ieri il lutto cittadino, con le bandiere a mezz’asta sugli edifici pubblici. Molti gli esercizi commerciali che hanno rispettato la chiusura finì alle 11.
DAL TERREMOTO ALLA GUERRA
«Ieri, durante l’omelia, ho definito L’Aquila Città Martire e, in questo particolare e delicato momento storico, la nostra città sente sue sorelle tutte le città ucraine che subiscono gli orrori della guerra» ha detto ieri mattina Petrocchi. «Qui all’Aquila sono state le forze della natura a scatenarsi, in Ucraina è stata la cattiveria umana. Per questo dobbiamo pregare per la Pace, anche a nome di coloro che hanno perso la vita allora».
RICOSTRUZIONE
«Dopo la distruzione c’è ricostruzione, dopo la devastazione la rinascita» ha sottolineato il primo cittadino, Pierluigi Biondi. «Il Parco della memoria non è un sacrario, né un mausoleo, ma un luogo in divenire, per chiunque voglia andare. Dobbiamo trasfigurare le lacrime nella gioia di vedere una città che sta rinascendo, senza perdere di vista la memoria. Intanto, pensiamo a portare a termine la ricostruzione, c’è ancora molto da fare nelle frazioni e c’è, purtroppo, il settore della ricostruzione pubblica. Ma L’Aquila dimostra di essere una città viva».
UN GRANDE AFFETTO
Anche Ilaria Carosi, che nel terremoto ha perso la sorella, ha voluto partecipare all’intensa mattinata: «Abbiamo ricevuto tanto affetto, non era scontato dopo due anni di sospensione della fiaccolata», ha detto. «Ci sentiamo di ringraziare la città, per questo. Dall’Aquila parte un messaggio recepito anche dai familiari delle vittime di altre tragedie accadute in Italia».
PIANO DI RESILIENZA
Molti i messaggi arrivati ieri anche da parte delle più alte cariche dello Stato. Il presidente del Senato, Elisabetta Casellati ha scritto: «Ricordare, a tredici anni di distanza, il devastante sisma che colpì L’Aquila e l’Abruzzo, è un dolore che si rinnova. Le 309 vittime sono un lutto che ci portiamo ancora dentro. Gli oltre 1.600 feriti, i 100mila sfollati, e poi i danni, per diversi miliardi, alle strutture e al patrimonio artistico-culturale, sono un pensiero che negli anni non ci ha abbandonato. Ho fiducia che l’importante stanziamento previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza darà un decisivo contributo alla ricostruzione materiale ma anche alla rinascita economica e sociale di questi territori messi in ginocchio dal sisma e provati pesantemente anche dalla pandemia».
NON DIMENTICARE
«Il nostro pensiero oggi va alle vittime, alle loro famiglie, a chi, in pochi istanti, perse tutto» ha affermato il presidente della Camera Roberto Fico. «L’Aquila e i suoi borghi limitrofi non possono essere dimenticati. L’impegno delle Istituzioni per la ricostruzione, per sostenere un percorso di ripresa e rinascita per una comunità duramente ferita, deve essere costante, così come quello che riguarda la questione fondamentale della prevenzione e della messa in sicurezza delle aree sismiche».
DOLORE E IMPEGNO
«Dolore e impegno. Il pensiero di quanto accaduto all’Aquila,13 anni fa, riporta alla mente queste due parole» ha detto il capo dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio. «Il dolore di chi ha perso tutto e l’impegno delle donne e degli uomini del Servizio nazionale giunti nel capoluogo abruzzese che, senza risparmiarsi mai, hanno lavorato nel soccorso e nell’assistenza a quei cittadini. Ma oggi il pensiero è rivolto anche all’impegno della popolazione abruzzese, alla tenacia e alla resilienza con cui hanno percorso, grazie a un importante patto tra le istituzioni, il progetto di rinascita della città e dei borghi».
GRATITUDINE
«Se ci è concesso di usare in un giorno come questo la parola gratitudine, la vogliamo indirizzare a voi, amici dell’Aquila, per la forza esemplare, la dignità edificante, la determinazione solida con cui avete affrontato le avversità». È un passaggio del saluto del sindaco di Teramo e presidente di Anci Abruzzo, Gianguido D’Alberto, alla commemorazione del terremoto.
COTUGNO
Nelle scuole ieri molti sono stati i momenti di riflessione. «Maria Paola Parisse, Patrizia Fabaro, Filippo Maria Bruno sedevano sui banchi del Cotugno», scrivono i rappresentanti d’Istituto Camilla Spezza, Alessandra Carosi, Federico Mastropietro e Ivan Chiocci. «Luigi Cellini, Marta Zelena e Ondreij Nouzovsky erano ospiti del Convitto, studiavano nel cuore pulsante della città. Il 6 aprile 2009 i loro sogni si sono infranti. A loro, fin lassù, va l’abbraccio della comunità studentesca del Cotugno. Ai genitori la certezza che il loro ricordo non svanirà mai».
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