MONTESILVANO. Mettevano in vendita di tutto sulle varie piattaforme online, dalle automobili, alle stufe a pellet, ai motori nautici. Comunque merce di valore. Spesso si fingevano anche proprietari di splendide case al mare da affittare per le vacanze. Le abitazioni erano sempre in posizioni invidiabili, ben arredate e a prezzi anche convenienti. Facevano di tutto per attirare l’attenzione dei potenziali acquirenti. Ogni annuncio era corredato di foto che venivano prese da altri siti. Una volta concluso l’accordo, si facevano versare dall’acquirente la caparra o comunque la quota che avevano stabilito insieme, salvo poi sparire, senza consegnare niente. Con questo sistema, almeno 120 sono state le truffe accertate in tutta Italia dai carabinieri della compagnia di Montesilvano, coordinati dal capitano Luca La Verghetta, che ieri hanno arrestato, a seguito di indagini durate diversi mesi, cinque persone. Nomi già noti alle forze dell’ordine e, tra questi, anche qualcuno ultimamente finito sulle cronache, anche nazionali, per danneggiamenti e incendi di auto in città.
Su ordinanza di custodia cautelare, sono stati rinchiusi in carcere L.F., C.N. e C.S., rispettivamente di 42, 50 e 32 anni; C.C. di 48 anni è stato sottoposto all’obbligo di dimora; M.F. di 37 anni sia all’obbligo di dimora che di presentazione alla polizia giudiziaria. I cinque risiedono fra Montesilvano, Moscufo e Penne.
Stando a quanto accertato nel corso delle indagini condotte dai carabinieri dell’aliquota operativa, i cinque avevano costituito un’organizzazione criminale con base a Montesilvano. E infatti devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata alle truffe. Truffe messe a segno nell’arco del 2021 per un volume d’affari stimato in diverse decine di migliaia di euro. Al momento, come detto, ne sono state accertate 120, ma gli investigatori ritengono che quelle messe a segno su tutto il territorio nazionale, da nord a sud, siano molte di più. Ognuno dei componenti aveva all’interno del gruppo un ruolo ben preciso. C’era chi si occupava degli annunci sui siti dedicati alle vendite, chi del riciclaggio e dei prelievi allo sportello, chi ancora della movimentazione delle carte.
Era sempre lo stesso il sistema utilizzato per compiere i raggiri. Pubblicavano sul web annunci di vendita di vario materiale, in realtà inesistente, o affitti di case vacanze, anche queste inesistenti e poi, concluso l’accordo con gli acquirenti, iniziavano a incalzarli affinché effettuassero i pagamenti tramite carte postepay da ricaricare negli uffici postali. Ottenuto il compenso pattuito, facevano perdere le loro tracce.
Da quanto ricostruito dagli investigatori, una volta ricevuto il denaro, gli arrestati effettuavano i prelievi negli sportelli Atm.
«Pulivano» in pratica i soldi prelevandoli e spostandoli su diverse carte prepagate. Carte, così come anche le utenze telefoniche con cui conducevano le trattative, che non era mai riconducibili a loro. In alcuni casi erano intestate a persone che erano all’oscuro di tutto e di cui riuscivano a carpire dati identificativi e foto. In altri casi, invece, utilizzando documenti falsi, riuscivano ad intestarle a soggetti inesistenti. Tutto, insomma, era organizzato nel minimo dettaglio. Nel corso dei mesi, numerose sono state le segnalazioni e le denunce arrivate ai carabinieri, che hanno poi fatto scattare le indagini.
A giugno, erano state interessate anche le associazioni dei consumatori, a cui si erano rivolti in particolare turisti truffati durante la ricerca di case in cui trascorrere le vacanze a Montesilvano. Sui social una donna di Milano aveva raccontato di aver versato un acconto di 350 euro per una casa al mare e che subito dopo il presunto proprietario «si era volatilizzato insieme ai suoi soldi».