CHIETI. Sono arrivate tre condanne per i componenti della banda che, lo scorso 9 ottobre, assaltarono con l’esplosivo il bancomat di Fara San Martino. I criminali vennero messi in fuga da un anziano di 88 anni che si affacciò dal balcone di casa e sparò due colpi di fucile, ferendo uno dei ladri. Due sere fa, il giudice Luca De Ninis ha condannato a 6 anni di reclusione Girolamo Rondella, 35 anni di Cerignola, e a 4 anni e 4 mesi a testa Sabri Yermani, 30 anni di Foggia, e Carlo Grossi, 32 anni di Stornara, il bandito colpito al fianco dalla pallottola. La sentenza è stata pronunciata con il rito abbreviato: gli imputati hanno beneficiato dello sconto di un terzo della pena. I tre, scoperti e arrestati dai carabinieri, devono rispondere di fabbricazione e detenzione di materiale esplosivo e furto aggravato continuato. Nei mesi successivi in manette è finito anche il basista, Angelo Dibartolomeo, 35 anni, per il quale è stato aperto un altro fascicolo.
LA RICOSTRUZIONE
Alle 2.30 di un sabato d’autunno un boato sveglia gli abitanti del piccolo centro sul versante orientale della Maiella. Il bancomat della Bper, in località Paradiso, è appena esploso con la tecnica della marmotta, un manufatto metallico a forma di “T” contenente polvere pirica, la cui estremità viene inserita nella fessura che eroga le banconote. La potenza della carica esplosiva, attivata tramite miccia, è però eccessiva e finisce per sventrare gli uffici della filiale. Un testimone si affaccia dal balcone e vede tre o quattro persone, che parlano in dialetto pugliese, armeggiare sullo sportello automatico, avvolto dal fumo. Davanti alla banca, in mezzo alla carreggiata, è ferma una Panda di colore bianco con le portiere aperte.
GLI SPARI
La stessa scena viene vista da un altro residente, di 88 anni, che però decide di passare all’azione: prende il suo fucile, una doppietta marca Lorenzetti calibro 12, e spara due volte in direzione dei malviventi, mentre questi stanno per risalire sull’auto. L’anziano non si rende conto se quei colpi abbiano raggiunto la macchina o i passeggeri. Non può sapere, il pensionato, che una pallottola ha in realtà colpito il lunotto posteriore destro, ha trapassato la carrozzeria a doppia lamiera del portellone di chiusura del vano portabagagli, superato il battente di chiusura, oltrepassato anche un sedile e ferito Grossi. Fatto sta che i ladri si allontanano precipitosamente dopo aver rubato 12mila euro.
IL VIDEO
L’intera sequenza degli eventi viene immortalata da una terza residente, che registra tutto con il cellulare. Già lo stesso giorno del colpo i carabinieri della compagnia di Lanciano, al comando del tenente colonnello Vincenzo Orlando e coordinati dal pm Marika Ponziani, hanno in mano le generalità dei banditi, particolare da cui prende il nome l’operazione “One day”. Nell’attività di indagine, condotta dal Nucleo operativo e radiomobile, coadiuvato dalla Sezione rilievi del comando provinciale di Chieti, fondamentali risultano le testimonianze raccolte e le immagini della videosorveglianza, ma anche quelle amatoriali girate dalla residente.
LE TELECAMERE
I militari ripercorrono tutte le possibili vie di fuga della banda, visionando le immagini delle telecamere presenti sul posto e lungo la strada provinciale che, passando per Altino, conduce alla Fondovalle Sangro, e comparandole con quelle dell’istituto di credito. Immagini che immortalano le fattezze fisiche e gli indumenti indossati dai banditi mentre armeggiano vicino al bancomat. Altri video vengono estrapolati dal sistema a circuito chiuso del pronto soccorso di Vasto dove, circa un’ora dopo, i malviventi accompagnano Grossi. I carabinieri individuano il veicolo “pulito”, una Toyota, usato dalla banda per tornare in Puglia, dopo aver abbandonato ad Altino l’auto rubata. E riescono ad estrapolare le immagini di tutti gli occupanti del mezzo.
LA PERQUISIZIONE
Il conducente, Rondella, viene rintracciato dai carabinieri di Cerignola e perquisito: i militari gli trovano alcune banconote da 50 euro macchiate da inchiostro azzurro, provenienti da un altro colpo, i documenti del complice ricoverato all’ospedale e una pistola. Nell’auto vengono sequestrati alcuni indumenti appartenenti allo stesso Grossi. Anche nella Panda, abbandonata e ritrovata il giorno dopo ad Altino, ci sono tracce di sangue ed altri elementi riconducibili agli autori del colpo. La banda è in trappola.