L’AQUILA. Dopo anni di attesa, sembra essere arrivato il momento della ristrutturazione anche per la torre civica di palazzo Margherita, che prima del 2009 ospitava la bolla del Perdono di Papa Celestino V. L’opera è stata stralciata dal progetto iniziale dopo che, nel 2016, si è inclinata a causa dei danni subiti dal terremoto. Con una determina dei giorni scorsi è stato nominato il responsabile unico per il procedimento (rup) dei lavori di completamento per il recupero e il consolidamento dell’antica costruzione. A occuparsene sarà Massimiliano Petrella, dipendente del settore Ricostruzione pubblica–disability manager, supportato dagli istruttori direttivi tecnici Laura Ciammitti e Stefano De Sanctis.
Un passo importante verso la riapertura definitiva della storica sede del consiglio comunale, riconsegnata, solo parzialmente, lo scorso 27 aprile, con quella che doveva essere la prima seduta dell’assise nella nuova sede. In realtà, da allora il consiglio si è riunito diverse volte, ma sempre altrove. I lavori di palazzo Margherita, infatti, non sono stati completati del tutto: all’interno ci sono ancora le indagini archeologiche e diverse opere da portare a termine. Ma uno dei nodi più difficili da sciogliere, prima della riapertura del palazzo, è proprio quello della sovrastante torre civica, che ancora non è stata oggetto di lavori e che, seppur puntellata, potrebbe creare problemi di stabilità allo stesso edificio. La giunta comunale, lo scorso anno, ha approvato una variante da 4 milioni di euro al progetto di ristrutturazione del palazzo (11,7 milioni di euro) per stralciare l’intervento sulla torre e mandare avanti i lavori dello stabile realizzato nel 1575 per accogliere la duchessa d’Austria. Una scelta necessaria, anche in considerazione delle difficoltà incontrate durante la ristrutturazione: i lavori, partiti nel 2017, sarebbero dovuti terminare nel 2019, ma l’inaugurazione, è slittata più volte per imprevisti tecnici e burocratici, prima al 2021, poi al 2022. L’intervento è stato eseguito dal raggruppamento temporaneo di imprese composto dall’aquilana Digimastri e dalle campane Samoa e Sepe e finanziata in parte con fondi pubblici, in parte dal Credito cooperativo italiano. Al termine dei lavori, il palazzo ospiterà circa 300 dipendenti e gli uffici di rappresentanza del Comune. Oltre alla sala consiliare, ci troveranno posto l’ufficio del sindaco, le sale delle commissioni consiliari e tutti gli uffici attualmente dislocati a palazzo Fibbioni e parte di quelli della sede di Villa Gioia.
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