CHIETI. È accusato di aver tentato di violentare l’ex compagna. Un teatino di 23 anni sarà giudicato con il rito abbreviato dal gup Luca De Ninis dopo la denuncia presentata dalla donna, di un anno più giovane, davanti ai poliziotti dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della questura di Chieti. Il caso è arrivato in tribunale ieri mattina: la sentenza (in caso di condanna il rito prevede lo sconto di un terzo della pena) arriverà il prossimo 3 maggio. L’imputato, difeso dall’avvocato Mauro Faiulli, respinge gli addebiti. La presunta vittima, assistita dall’avvocato Manola Acerbo, si è costituita parte civile. A chiedere il rinvio a giudizio del giovane è stato il procuratore Lucia Anna Campo.
La premessa è che la 22enne era in lite con l’ex convivente già da molto tempo, in particolare dopo la nascita della loro figlia. L’episodio contestato dal pm risale al 16 ottobre del 2021. Ecco come sono andati i fatti, secondo la denuncia.
Quel pomeriggio la donna, come da accordi prestabiliti, porta la bambina a casa del suo papà per farla stare con lui la notte e il giorno seguente. Appena entra nell’appartamento di Chieti Scalo, l’ex le chiede di aiutarlo a sistemare l’alloggio. Lei acconsente, preoccupata soprattutto dal fatto che la figlia sarebbe dovuta restare in quell’abitazione. Subito dopo, sempre in base al racconto dalla ragazza, il 23enne inizia a importunarla con chiare ed esplicite allusioni sessuali, tentando in tutti i modi un approccio fisico. La giovane non ci sta e ripete più volte che deve allontanarsi e lasciarla stare.
A un certo punto, l’ex compagno la spinge in camera e la butta sul letto, poi le salta addosso bloccandole i polsi e cercando di toglierle la maglietta. La giovane comincia a gridare forte e a chiedere aiuto. Finché il 23enne, forse perché spaventato da quella reazione, si alza dal letto e lei riesce a fuggire di casa, a raggiungere l’automobile in cui ha lasciato il cellulare e a telefonare alla polizia, arrivata subito dopo sul posto con due volanti. Fin qui, il racconto della denunciante.
Secondo il pm, l’imputato ha compiuto «atti idonei e diretti in modo non equivoco a costringere l’ex compagna a subire atti sessuali, non riuscendo nello scopo per cause indipendenti dalla sua volontà». (g.let.)
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