CERCHIO. Un sistema basato su scambio di favori tra il sindaco di Cerchio, Gianfranco Tedeschi, e professionisti e imprenditori che ottenevano incarichi e appalti dal Comune in cambio di vantaggi economici per sé e alla propria famiglia. È questa la tesi accusatoria, tutta da dimostrare, che emerge nell’inchiesta della Procura su appalti in cambio di regalie che vede indagate 20 persone. Il primo cittadino è accusato di turbativa d’asta e corruzione. Un’intera fase di indagine riguarda infatti i presunti affari di famiglia che coinvolgono Tedeschi. Secondo il procuratore Maurizio Maria Cerrato, titolare dell’inchiesta e che ha firmato la conclusione delle indagini preliminari, l’avvocato Franco Paolini (indagato), già amministratore comunale di Cerchio, «retribuiva illecitamente Tedeschi attraverso l’assunzione fittizia nel suo studio legale associato di Avezzano quale impiegata addetta alla segreteria dello studio e la conseguente illecita retribuzione di Fulvia Cipriani, coniuge del sindaco».
Per la Procura, però, si trattava di una «assunzione fittizia accertata per diversi periodi da luglio 2015 fino ad aprile 2016 a fronte della quale era corrisposta una somma di 1.000-1.100 euro mensili, così da percepire tra 2015 e 2016 un totale di 14.187 euro, una illecita remunerazione fornita dall’avvocato Paolini quale compenso per il Tedeschi» che gli aveva fatto avere gli incarichi professionali dal Comune di Cerchio con «parcelle liquidate» per oltre 40mila euro. Un altro episodio riguarda la società che fa capo a sindaco e figlio. Secondo l’accusa, Tedeschi ha sfruttato «il suo potere di influenza nella pubblica amministrazione come personaggio di spicco del Pd abruzzese e legato politicamente all’allora governatore della Regione e all’allora assessore regionale Donato Di Matteo (estraneo ai fatti contestati), oltre ad aver ricoperto l’incarico di amministratore del Cam spa, e aveva così intessuto «una fitta rete di relazioni finalizzata alla costruzione di canali paralleli e non leciti di gestione della cosa pubblica». Il figlio Andrea invece, sempre secondo il capo d’accusa, aveva sfruttato da un lato «il rapporto di parentela col padre», dall’altro «il contatto diretto con funzionari della Regione, millantando credito verso loro che erano delegati a istruire le pratiche di finanziamento a fondo perduto». Queste posizioni, secondo il pm, avevano loro permesso di «dare e promettere» a un imprenditore titolare d’impresa agricola, «utilità quale prezzo per ottenere benefici». L’imprenditore aveva infatti «presentato una domanda di finanziamento per l’ammodernamento dell’azienda agricola, per un importo richiesto di 141mila euro e ne aveva ottenuti 88mila. In cambio, sempre per la Procura, l’imprenditore ha «versato 16mila euro sotto forma di pagamento di servizi alla società amministrata in fatto e in diritto da Gianfranco Tedeschi e il figlio (società priva di dipendenti e di strutture organizzative), utilizzata per occultare la provenienza illecita dei pagamenti ottenuti con assegni, bonifici e altre rimesse bancarie, camuffandone la natura sotto forma di consulenze o di altre attività svolte a favore dei soggetti che tali pagamenti effettuavano anche a mezzo della loro annotazione in contabilità e del pagamento delle imposte dovute».
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