PESCARA. I contribuenti pescaresi possono stare tranquilli: quest’anno non ci saranno aumenti della Tari. Si continuerà a pagare la tassa sui rifiuti con le tariffe stabilite lo scorso anno. Gli aumenti scatteranno dal 2023.
È questo, in sintesi, ciò che è emerso ieri mattina, durante la seduta della commissione Finanze, presieduta da Salvatore Di Pino, cui hanno preso parte il dirigente del settore Finanziario del Comune Andrea Ruggieri e un rappresentante di Ambiente spa, la società intercomunale che gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti di mezza provincia pescarese.
All’ordine del giorno c’era l’esame del Piano economico finanziario della Tari, operazione che viene condotta ogni anno dagli uffici dell’assessore ai tributi Eugenio Seccia per decidere le tariffe della tassa sui rifiuti in base ai costi sostenuti per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.
Dai documenti predisposti dal dirigente Ruggieri, sarebbe emerso un aumento della spesa di circa 350mila euro, rispetto all’anno scorso. Aumento che, però, non si tradurrà subito in un aggiornamento dei costi a carico dei contribuenti pescaresi. «Abbiamo deciso», ha spiegato Di Pino, «di mantenere le tariffe invariate per quest’anno. Poi, dal prossimo si provvederà ad effettuare un conguaglio con l’applicazione delle maggiorazioni che sarebbero dovute scattare dal 2022». «Stiamo parlando, comunque», ha aggiunto il presidente della commissione Finanze, «di aumenti pari in media dell’1,5 per cento che non verranno spalmati indistintamente su tutti i contribuenti. L’aggiornamento, tra l’altro, potrebbe comportare anche delle riduzioni per alcune categorie».
Insomma, quest’anno si continuerà a pagare la stessa cifra dell’anno scorso per la Tari. In questo modo, vanno bene i modelli F24 precompilati già inviati, nel marzo scorso, dalla società Adriatica risorse ai 60mila contribuenti pescaresi. Non si dovrà procedere ad un altro invio dei bollettini, come è accaduto l’anno scorso. Operazione che ha comportato una grande confusione tra i cittadini.
Il prossimo anno, invece, gli uffici comunali procederanno ad un aggiornamento delle tariffe e si effettuerà un conguaglio calcolando la differenza tra quanto si doveva pagare in base agli aumenti rimandati al 2023 e quanto è stato effettivamente versato dalle famiglie e dalle cosiddette utenze non domestiche, ossia imprese, attività commerciali, studi professionali, alberghi, stabilimenti balneari, uffici, ipermercati.
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