Qual è il modo migliore per accogliere un bambino che scappa da una guerra? Qual è l’approccio migliore da seguire per alleviare il suo trauma? Sono già più di mille i bimbi ucraini arrivati in Abruzzo da quando si è scatenata la guerra nel loro Paese. Tantissime famiglie abruzzesi hanno aperto le loro case a piccoli orfani ma anche a interi nuclei familiari. I bambini, però, sono tra le categorie più fragili e potrebbero soffrire particolarmente il trauma della guerra e la fuga improvvisa dalla loro casa. Per cercare di creare buone condizioni di permanenza nella famiglia che ha deciso di accoglierli, gli esperti di Emdr Europe Association, che rappresenta 38 associazioni nazionali e oltre 30mila psicoterapeuti specializzati nell’Eye Movement Desensitization and Reprocessing (cioè la terapia per i disturbi post-traumatici raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità), hanno elaborato una serie di consigli utili.
L’IMPORTANZA
DELLA COMUNICAZIONE.
La base di partenza è la comunicazione. Bisogna essere consapevoli della barriera linguistica con i bambini ucraini, visto che la presenza di mediatori è piuttosto rara. Gli esperti, però, consigliano anche di utilizzare un traduttore informatico e, in ogni caso, cercare di comunicare con il bambino in maniera rassicurante, permettendogli di esprimere le sue preoccupazioni, le sue insicurezze e tutte le sue paure. Bisogna cercare di essere empatici, senza frenare l’eventuale pianto, ma accompagnando le sue emozioni. Non serve chiedere ossessivamente al bambino cosa sia successo, sarà lui a iniziare a parlarne quando lo vorrà. Secondo gli esperti, poi, è molto importante mostrarsi sensibili alle necessità dei bambini. Il contatto fisico, ad esempio, per i più piccoli è fondamentale. Tuttavia, più che un abbraccio o una carezza insistita, può essere preferibile dargli un peluche, o un semplice cuscino morbido per colmare i suoi bisogni di affetto e contatto fisico.
SPAZIO E CONTESTO ESTRANEo. I bambini che arrivano in un contesto “estraneo”, poi, hanno bisogno di familiarizzare con lo spazio in cui vivono. Perciò è importante spiegare loro dove possono trovare le cose di cui hanno bisogno. Non c’è bisogno di sopraffare i bambini di informazioni e piani, ma gli va dato il tempo di adattarsi.
È importante anche fornire un kit di “primo soccorso”. Pace, cibo, calore e un luogo dove dormire e lavarsi sono fondamentali. Sarebbe opportuno scoprire quali cibi gli piacciono, chiedergli della sua routine prima di andare a letto e fare di tutto per migliorare il suo senso di sicurezza in uno spazio diverso da quello di casa sua.
CAPIRE E COMPRENDERE.
Secondo gli esperti dell’Emdr, il bambino ha bisogno di capire cosa sta succedendo. Non è ragionevole proteggerlo dalle informazioni o isolarlo dalla guerra, ma ovviamente l’informazione deve essere adeguata alla loro età. Ai più piccoli potrebbe bastare spiegare (anche con storie o fiabe) il motivo per cui sono senza genitori e perché sono stati costretti a fuggire.
I più grandi vanno accompagnanti anche nella scelta del modo in cui informarsi. È bene anche supportare i bambini nella comunicazione con i loro familiari, se sono presenti nella stessa, ma anche con quelli che se si trovano ancora in Ucraina. È fondamentale capire che il ruolo di famiglia accogliente è temporaneo, ma molto importante in questa fase.
Se qualcosa sembra particolarmente difficile, nel rapporto con i bambini, è buona idea cercare un professionista che possa parlare e aiutarli in modo specifico.