PESCARA. Gli annunci sull’imminente apertura della strada Pendolo, che collegherà quattro quartieri della città (zona ospedale, Villa del Fuoco, San Donato fino alla pineta Dannunziana), si susseguono ormai da giorni. Ma questa opera che l’amministrazione del sindaco Carlo Masci si prepara a inaugurare – definita dal presidente della commissione mobilità Armando Foschi «un asse di scorrimento strategico e per la quale sarebbero state superate le problematiche inerenti le procedure di esproprio» – proprio alla voce espropri potrebbe rischiare di costare cara al Comune di Pescara.
È vero che gli espropri sarebbero stati concordati con i proprietari, ma è anche vero che qualcuno afferma di non aver ancora visto un soldo. Secondo la proprietaria di un immobile residenziale, situato lungo via Salara Vecchia, durante i lavori, l’amministrazione avrebbe “allargato” illegittimamente le metrature, utilizzando anche parti di terreno che non erano state oggetto della procedura di esproprio. E questa è la ragione per cui la stessa proprietaria, assistita dall’avvocato Alfredo Di Francesco, ha avviato un’azione possessoria davanti ai giudici civili del tribunale di Pescara, rinunciando pure al ricorso al Capo dello Stato pur di trovare un accordo.
Una vicenda che è ora all’attenzione del tribunale, davanti a un collegio formato dal presidente Carmine Di Fulvio, da Marco Bortone e da Federico Ria in qualità di relatore. E proprio quest’ultimo ha affidato la questione in mano ad un consulente tecnico che dovrà essere ascoltato di nuovo nella prossima udienza collegiale del 4 luglio. Insomma, un caso che poteva essere definito anche celermente dal Comune che però, finora, sembra non essere interessato a definire bonariamente la diatriba. Nonostante il consulente tecnico abbia scritto che «la recinzione presenta una sagoma autonoma che non coincide né con il frazionamento eseguito, né con la sagoma della variante urbanistica così come riportata sul piano particellare di esproprio allegato al progetto definitivo».
Ci sono 10 metri quadrati in più sui quali la ditta sta lavorando. E il giudice ha convocato anche l’impresa Cocciante Tullio, «la quale torna ad evidenziare», si legge nel provvedimento del giudice Ria, «come l’impresa esecutrice dell’opera si è attenuta scrupolosamente alle direttive impartite dall’ente appaltante e dal picchettamento eseguito dallo stesso per la realizzazione della rotatoria oggetto di causa». E alla fine della giostra ci sarà comunque qualcuno che dovrà pagare un eventuale risarcimento danni e sicuramente una consulenza tecnica, nonostante il giudice abbia tentato invano un accordo tra le parti, «in relazione alla possibilità di una conciliazione che preveda la corresponsione di un importo quale corrispettivo dell’eventuale illegittimo sconfinamento». Sarà dunque il tribunale civile a decidere. (m.cir.)