Un fulmine a ciel sereno. Alle 18 di ieri, il Consiglio dei ministri ha “licenziato” Strada dei Parchi passando il controllo delle autostrade A24 e A25 nelle mani dell’Anas. A sorpresa, il Governo ha revocato «con effetto immediato» la concessione affidata alla società abruzzese della holding di Carlo Toto che sarebbe scaduta nel 2030. E lo ha fatto nella maniera più brutale e frontale possibile, applicando quell’articolo 35 (del decreto 162 del 2019) scritto dopo la tragedia del Ponte Morandi di Genova, contestando quindi «gravi inadempienze». Le contestazioni vanno dalla carenza di manutenzione a quella delle verifiche, che avrebbero messo a rischio sia la sicurezza sia la funzionalità dell’autostrada e la durata delle sue infrastrutture, passando anche per altre mancanze contrattuali e non solo.
Rispedita quindi al mittente la richiesta di risoluzione del contratto “più morbida” – che prevedeva anche un indennizzo dal pubblico al privato per i mancati introiti dei prossimi otto anni – che la stessa società aveva avanzato negli ultimi mesi di braccio di ferro durissimo con il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini e con i dirigenti ministeriali su tutti i fronti, dai pedaggi ai lavori di messa in sicurezza, fino al nuovo Piano economico-finanziario.
Ma l’atto di rottura sortirà effetti altrettanto pesanti, visto che porterà senza dubbio a un contenzioso legale dal sapore di battaglia finale con almeno 2 miliardi e mezzo di euro in ballo. Prima di procedere, il Cdm ha atteso il parere dell’avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli. È sulla scorta di quanto espresso nel parere legale che si è deciso poi di procedere sul doppio binario del decreto di revoca del dirigente del ministero Felice Morisco – di cui siamo venuti in possesso e che riporta dettagliatamente tutte le contestazioni – rafforzato da un atto politico, cioè dal decreto legge approvato nel Consiglio dei ministri di ieri.
L’ANNUNCIO DEL GOVERNO
«In seguito all’informativa sulla gestione del rapporto concessorio dell’Autostrada A24/A25, presentata dal ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto-legge che dà efficacia immediata alla risoluzione della convenzione del 18 novembre 2009, sottoscritta tra Anas e Strada dei Parchi, disposta con decreto direttoriale approvato con decreto del Mims e del ministero dell’Economia e delle Finanze», si legge nell’annuncio del Governo dopo il Consiglio, che continua: «Tale provvedimento tiene conto degli esiti della procedura per grave inadempimento, attivata a dicembre 2021 dalla Direzione generale del Mims, in considerazione delle molteplici criticità riscontrate nella gestione dell’autostrada, compreso l’inadeguato stato di manutenzione. Il decreto-legge dispone l’immediato subentro di Anas nella gestione dell’autostrada che, per assicurare la continuità dell’esercizio autostradale, potrà avvalersi di tutte le risorse umane e strumentali attualmente impiegate, tra cui il personale di esazione, quello impiegato direttamente nelle attività operative e le attrezzature, automezzi e macchinari necessari ad assicurare il servizio. È inoltre previsto che l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa) avvii un piano di ispezioni per verificare le condizioni sicurezza dell’intera infrastruttura autostradale. Per gli utenti è esclusa ogni ulteriore variazione delle tariffe, che rimangono invariate per il futuro rispetto a quelle del 2017». Poi ancora: «Il decreto-legge contempla, inoltre, misure per la regolazione dei rapporti con il concessionario decaduto in relazione all’indennizzo spettante in base alla normativa vigente, fatto salvo il diritto al di risarcimento dei danni a favore del Mims».
L’ATTO DI ACCUSA
Contestualmente, c’è il decreto di revoca del direttore generale del Dipartimento ministeriale competente su strade e autostrade, Felice Morisco, che entra nello specifico delle «gravi inadempienze», stilando una dettagliatissima e durissima lista di criticità riscontrate. Lo fa, in particolare, citando la relazione finale del dirigente Placido Migliorino, incaricato di valutare le controdeduzioni presentate da Strada dei Parchi per difendersi dalle accuse che già il ministero delle Infrastrutture aveva mosso sulla scorta delle verifiche delle commissioni. Relazione, quella di Migliorino, che, secondo Morisco, «rappresenta, con argomentazioni che si condividono integralmente, l’infondatezza delle controdeduzioni del concessionario, del tutto inidonee a superare le contestazioni mosse da questa direzione generale, la persistente inadeguatezza del processo manutentivo ordinario e straordinario e confermando, quindi, la sussistenza di gravi inadempimenti imputabili al concessionario».
Confermate, tra le 16 pagine di ripetute accuse a Strada dei Parchi, quindi, «le reiterate non conformità manutentive e gestionali», mentre «l’inadeguata gestione della manutenzione, oltre ai rischi specifici correlati alla sicurezza dei singoli componenti stradali, costituisce un pregiudizio alla conservazione del bene demaniale, per il quale nel tempo saranno necessari sempre maggiori esborsi manutentivi». Contestato poi anche che «la società non si è mai resa conto nel corso dei 20 anni trascorsi, che alcune opere d’arte, con specifico riferimento agli impalcati a cassone, erano sollecitati dai carichi frequenti fino all’incipiente stato di fessurazione, riducendo in tal modo la durabilità dell’opera» e che «la società ha dimostrato ancora una volta una inadeguata gestione delle infrastrutture in quanto, come detto, non aveva mai eseguito indagini conoscitive a tergo delle canaline di rivestimento dei giunti in galleria e men che mai nella galleria Gran Sasso». Poi ancora: «La società ha sempre omesso di corredare i propri programmi di manutenzione di stime e rilevi, che ne giustificassero la congruità economica della spesa preventivata». E inoltre: «L’inadeguatezza della gestione delle operazioni invernali si è manifestata anche nel corso degli anni in occasione di nevicate, che hanno portato alla formazione di ghiaccio e conseguente chiusura dell’autostrada». Ma anche «i rilievi e le reiterate non conformità relativi alla mancata manutenzione delle barriere di sicurezza e delle opere d’arte assentite in concessione, e che hanno rilevanza anche sulla sicurezza della circolazione, costituiscono motivo di grave inadempimento di notevole importanza».
Il decreto di revoca di Morisco ricorda poi la richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura dell’Aquila nei confronti dei vertici del gruppo Toto, con ipotesi di reato come omissione totale degli interventi di manutenzione ordinaria, presunta frode nelle pubbliche forniture e presunto attentato alla sicurezza del pubblico trasporto autostradale. Questo, nonostante una recente perizia, durante il procedimento penale, escludesse problemi di sicurezza dei viadotti. Il decreto ricorda anche i procedimenti in corso nei tribunali di Pescara, Sulmona e Teramo.
In definitiva, per il dirigente Morisco e quindi per il Governo, risulta «compromessa» la fiducia verso «l’idoneità del concessionario di prestare fede ai suoi impegni convenzionali», vista «la gravità e la non rimediabilità dell’inadempimento, nonché l’imputabilità di quest’ultimo alla Concessionaria, che ha dimostrato di operare in assenza della dovuta diligenza contrattuale nell’osservare gli obblighi discendenti dalla legge e dalla concessione, in particolare, quello di garantire il mantenimento della funzionalità della rete autostradale».