TERAMO. Sarà un processo ad accertare la verità. Almeno quella giudiziaria. Così ha stabilito il gup Lorenzo Prudenzano che ha rinviato a giudizio quattro persone indagate (tra cui due piccoli imprenditori) per un giro di presunte truffe a danno di immigrati che avrebbero pagato somme tra mille e 3mila euro per ottenere un posto di lavoro necessario per un permesso di soggiorno. Accuse, quelle ipotizzate dalla Procura, che ora dovranno essere provate nel corso del dibattimento che inizierà a giugno.
Il pm titolare del fascicolo Francesca Zani contesta ai quattro (insieme a tre italiani c’è un pakistano connazionale delle vittime con il ruolo di intermediario) l’accusa di truffa. I rinviati a giudizio sono Telemaco De Julis, 50 anni, di Civitella Del Tronto; Orietta Vercelli, 48 anni, di Ascoli; Mauro Angelini, 56 anni di Ascoli e Muzzamai Shazad, 38 anni, pakistano.
L’inchiesta è nata dalla denuncia di pakistani e senegalesi che hanno raccontato di aver dato soldi a un connazionale senza aver mai ottenuto nulla e di aver incontrato due italiani, un uomo e una donna, che si sono spacciati per imprenditori pronti ad assumerli facendo tutte le pratiche per consentire loro di ottenere il permesso di soggiorno per lavoro. Ma il permesso di soggiorno non è mai arrivato.
Così scrive il pm nel capo d’imputazione: «In concorso tra loro, con artifici e raggiri consistiti nel convincere della sussistenza di una proposta di assunzione preso l’impresa agricola gestita da De Julis e Vercelli, che gli avrebbe consentito altresì di ottenere tramite invio di apposita domanda di emersione il permesso di soggiorno, inducendo in errore la persona offesa, che versava a Shahazad Muzammal, l’ammontare di euro 3mila quale somma per sostenere i costi di presentazione della domanda di emersione quale corrispettivo per l’attività di intermediazione svolta, si procuravano un ingiusto profitto pari alla somma versata dalla parte offesa con pari danni per la parte offesa che, da un lato non otteneva alcuna proposta di lavoro, ricevendo così un rigetto della domanda di emersione da parte della prefettura e, dall’altro, non otteneva la restituzione della somma versata».
Ad Angelini la Procura contesta un solo episodio e così si legge nel capo d’imputazione: «In concorso tra loro Angelini quale intermediario e De Julis quale sedicente datore di lavoro, con artifici e raggiri consistiti nel convincere la parte lesa della sussistenza di una proposta di assunzione presso l’impresa agricola gestita da De Julis che gli avrebbe consentito altresì di ottenere, tramite invio di apposita domanda di emersione il permesso di soggiorno, inducendo in errore la persona offesa che versava a Telemaco De JUlis euro 1.500 quale somma per sostenere i costi di presentazione della domanda di emersione e quale somma versata alla persona offesa con pari danno per quest’ultima che, da un lato non otteneva alcuna proposta di lavoro, ricevendo così un rigetto della domanda di emersione da parte della prefettura e dall’altro non otteneva la restituzione della somma versata». Quattro cittadini stranieri si sono già costituiti parte civile assistiti dall’avvocato Luca Macci. (d.p.)
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