PESCARA. Si va verso la proroga dello smart working per i lavoratori fragili e con figli minori di 14 anni. A causa dell’aumento dei contagi da Covid -19 il Governo sta valutando di inserire nel decreto Milleproroghe anche la misura che continua a consentire il lavoro da casa ad alcune categorie particolari, purché venga fruito solo da uno dei genitori e sia una mansione compatibile con lo svolgimento da remoto. Nessun cambiamento delle regole, quindi, ma soltanto il prolungamento delle norme attuali.
Lo smart working per i fragili e i genitori con figli fino a 14 anni scade, infatti, il 31 dicembre 2022 ed è in corso un confronto anche con il ministero della Pubblica amministrazione per estendere la misura anche per il prossimo anno. Ma non per tutti. A poter svolgere le mansioni da casa, senza raggiungere l’ufficio, saranno soprattutto i fragili, ovvero quei lavoratori in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico-legali, in cui si attesta una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita. Rientrano nella categoria anche i lavoratori con disabilità grave.
Sulla questione della proroga dello smart working si è espresso nei giorni scorsi anche il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, che ha fornito i numeri relativi all’utilizzo del lavoro agile durante la pandemia, quando i lavoratori in smart working sono passati da 500mila a 5 milioni. Il Governo sta valutando la proroga per alcune categorie e l’organizzazione del lavoro agile «in modo da garantire la produttività, passando da una logica di controllo alla misura del risultato e alla verifica delle performance». Rimane però da sciogliere il nodo degli accordi tra aziende private e i loro dipendenti. Secondo quanto recita il sito ufficiale del Governo, infatti “Il decreto Aiuti bis ha prorogato, fino al 31 dicembre 2022, la procedura emergenziale semplificata di comunicazione telematica dello smart working per i lavoratori del settore privato, senza la necessità di sottoscrizione dell’accordo individuale”.
Intanto, molte imprese hanno raggiunto intese con i sindacati per disciplinare il ricorso allo smart working, prevedendo generalmente 2 o 3 giorni di lavoro da remoto, alternati a giornate in presenza. Un report dell’Istituto per l’analisi delle politiche pubbliche, con oltre 15mila interviste ad occupati e a 5mila unità locali o imprese del privato ha fotografato opportunità e nodi critici, sfatando alcuni luoghi comuni: per il 66% dei datori di lavoro intervistati il lavoro agile incrementa la produttività e consente il risparmio dei costi di gestione degli spazi fisici, in particolare per le piccole imprese. Per il 72% dei datori di lavoro lo smart working aumenta il benessere organizzativo e migliora l’equilibrio vita-lavoro dei dipendenti. Le criticità per i datori sono di tipo organizzativo: non si facilitano i rapporti tra colleghi e responsabili, e servono nuovi modelli di leadership. Per i lavoratori, gli svantaggi sono, soprattutto, l’aumento dell’isolamento e dei costi fissi. (m.p.)
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