L’AQUILA. Oggi la commissione Garanzia ascolterà i presidi sul tema sicurezza nelle scuole. La tragedia del piccolo Tommaso, volato in cielo a 4 anni mentre era all’asilo Primo maggio, ripropone una questione di strettissima attualità. Ecco alcune voci dei responsabili degli istituti.
«una presa in giro»
Per Marcello Masci, dirigente dell’istituto “Rodari”, «quello che è successo non doveva succedere, ma la riunione del Comune mi sembra una presa in giro: non si possono fare incontri adesso, dopo la tragedia, quando finora non si è fatto nulla. Per di più a 15 giorni dalle elezioni. Strumentalizzare la vicenda è assolutamente squallido. La sicurezza non si fa con le parole, ma coi fatti. Bisogna investire sulle scuole, avere un rapporto costante coi dirigenti, non convocarli saltuariamente. Per servizi dovuti dobbiamo fare continue richieste a Comune e Provincia, spesso senza risposte. C’è totale mancanza di comunicazione. Chiederemo agli enti di investire su viabilità e manutenzione, ma soprattutto di accelerare sulla ricostruzione. Tantissime scuole sono ancora nei Musp. Le procedure sono lunghissime, troppo tempo perso. I 10mila alunni in città sono la nostra risorsa più importante, ma vengono sempre per ultimi. Mi auguro che la nuova amministrazione non si riempia solo la bocca con le scuole, ma faccia atti concreti».
«AZIONI CONCRETE E CELERI»
Agata Nonnati (Carducci), afferma: «Quella accaduta a Tommaso è in primis una tragedia umana per tutta la città. Come dirigente ho avuto un senso di smarrimento. Per questo è ben accetta qualsiasi iniziativa di collaborazione. Dopo quanto successo, c’è stato da parte nostra uno sguardo ancor più attento alla sicurezza, seppure non tutto è prevedibile. Vorremmo che a questi tavoli seguissero azioni concrete e celeri: insieme istituzioni e scuole, ognuno per la sua parte». Nonnati dirige quelle che prima del sisma erano alcune delle scuole più importanti del centro storico, oggi ancora nei Musp: l’infanzia San Bernardino, le elementari De Amicis e Celestino V, la media Carducci. «Sappiamo tutti che le strutture in cui siamo sono provvisorie e hanno bisogno di manutenzione continua, oltre che di verifiche tecniche. Chiediamo alle istituzioni che ci vengano garantite queste azioni, ma non si può prescindere da scuole nuove, in muratura. Non va dimenticato che a oggi non esiste nessuna scuola pubblica in centro. Ho visto i progetti, ma non so a che punto siano. I cantieri non sono stati ancora aperti».
«confronto importante»
Gabriella Liberatore (Patini) si aspetta dal confronto «una riflessione su come insieme possiamo migliorare. La vicenda di Tommaso ci ha sconvolto, anche perché noi dirigenti siamo molto rigorosi nell’elaborare il piano di sicurezza, insieme al responsabile sicurezza che da qualche anno è comune a più scuole e ha dunque la visione generale. La scuola è meccanismo complesso. Ogni giorno ruotano sui nostri plessi insegnanti, alunni, personale Ata, fornitori, genitori, pulmini. Controllare tutto è impossibile, ma ho richiesto a ognuno un’attenzione particolare. La convocazione in commissione è un buon inizio. Sono convinta che a generare il dramma sia stata soprattutto la fatalità. Non solo errore umano: la realtà ha superato l’immaginazione. Mettiamo in campo tutto quel che possiamo, ma manca sempre qualcosa. Per quanta prevenzione possiamo cercare di avere non esiste il sistema perfetto. Dobbiamo cercare di ridurre il rischio al minimo. Spero che il confronto enti-scuole possa giovare. Siamo tutti molto preoccupati, abbiamo alzato il livello d’allerta, ma sappiamo che azzerare il rischio non è possibile. Quello che manca più di tutto sono le risorse: umane ed economiche. I rischi a scuola sono tantissimi. Proveremo a parlare un’unica lingua con le istituzioni».
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