CHIETI. Ottocento alunni in meno nelle scuole della provincia e due insegnati su dieci con un contratto di lavoro precario. Sono queste le due premesse con cui potrebbe cominciare il prossimo anno scolastico nelle scuole del Chietino. Due macigni che si aggiungono ai problemi venuti a galla con il Covid, cioè la mancanza di spazi adeguati per la didattica e il sovraffollamento dei trasporti.
Sono i principali nodi irrisolti delle scuole, che si apprestano a concludere il terzo anno di fila con il Covid. Il virus ha acuito alcune problematiche storiche e ne ha fatte emergere di nuove complicando ancor di più il lavoro dei docenti e del personale Ata. Eppure, nonostante la rivoluzione dettata dalla pandemia alle abitudini didattiche, il prossimo anno si ripartirà con una delle carenze inscalfibili: il numero preoccupante di lavoratori precari. Secondo quanto riportato dalla Flc Cgil, il prossimo anno scolastico nelle scuole di Chieti partirà con 2 docenti su 10 privi di un contratto di lavoro stabile. Il ministero ha messo a disposizione 355 nuovi posti per le assunzioni di docenti e per le supplenze annuali nelle scuole di tutta la provincia, ma la stabilizzazione dei lavoratori del settore resta una chimera.
Particolarmente scoperte sono le cattedre nella scuola secondaria di secondo grado (con 127 posti disponibili, compresi quelli riservati alle esigenze del sostegno). Ma i problemi non si fermano qui: c’è anche lo spopolamento scolastico da fronteggiare: «Ci aspettiamo una riduzione di circa 800 alunni nelle scuole del Chietino», spiega Sergio Sorella, segretario provinciale della Flc Cgil, «e questo potrebbe rendere necessaria una riorganizzazione degli spazi e delle classi». In questo momento gli istituti comprensivi di Chieti stanno soffrendo proprio per la mancanza degli spazi adeguati che l’emergenza Covid richiederebbe: «Sono in difficoltà soprattutto le scuole primarie e alcune sezioni della scuola media», prosegue Sorella, «proprio per questo abbiamo chiesto di stabilizzare l’organico e di sdoppiare le classi».
L’impatto del Covid sulla scuola è stato devastante e ora c’è da rimettere insieme i cocci di un settore stravolto: «La pandemia ha ridotto di gran lunga il tempo dedicato alla scuola e azzerato la componente sociale», sottolinea Sorella, «è un problema da riconoscere, ma ora i ragazzi devono essere messi nelle condizioni di recuperare ciò che hanno perso con la pandemia».
E anche sui trasporti c’è ancora da lavorare parecchio, secondo Sorella: «I protocolli inadeguati sui trasporti, dove non viene garantito il corretto distanziamento, hanno costretto i genitori ad organizzarsi da soli e creato loro parecchie difficoltà. Ci sarà da lavorare parecchio per colmare tutte queste lacune».