PESCARA. A 24 ore dallo scontro in consiglio comunale sul progetto per le aree di risulta, riparte la protesta di comitati e associazioni contrari alla realizzazione di un nuovo palazzo della Regione sui 13 ettari dell’ex stazione centrale. E stavolta la battaglia rischia di farsi ancora più dura, con avvocati e carte bollate. Gli ambientalisti, infatti, stanno valutando la possibilità di presentare ricorso al Tar per bloccare il nuovo piano dell’amministrazione comunale, quello che prevede la costruzione anche dei nuovi uffici regionali.
A preannunciare la possibilità di un ricorso è stato ieri il presidente di Italia nostra, l’architetto Massimo Palladini, che si è già pronunciato più volte contro il piano del Comune, proponendo per l’area di risulta un grande parco centrale senza fabbricati. «La sala del consiglio comunale ieri (lunedì scorso, ndr)», ha detto Palladini, «era piena e questa è stata la risposta della cittadinanza per un progetto così importante. Un momento di democrazia onorato dai pescaresi. Noi abbiamo apprezzato questa apertura da parte dell’amministrazione comunale di darci la possibilità di esprimere le nostre idee. Però abbiamo avuto l’impressione che sia stata solo una formalità, perché il consiglio è stato preceduto da dichiarazioni del sindaco il quale ha avvertito che “indietro non si torna”. Frasi così definitive che contraddicono il senso di questa partecipazione. La nostra, quindi, si è rivelata solo una sfilata, visto che Carlo Masci e il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri hanno già deciso».
«Invece, la partecipazione che c’è stata», ha affermato Palladini, «avrebbe dovuto convincere il primo cittadino di sentire le ragioni degli altri e, nel caso, di modificare ed emendare la decisione già presa. È bene ricordare, del resto, che il precedente progetto criticato ora dal sindaco era comunque di un’amministrazione comunale. Dunque, dirci ora che è stato già tutto deciso, significa negare l’azione positiva che è stata fatta convocando il consiglio».
«Adesso, quindi, stiamo valutando la possibilità di presentare un ricorso al Tar», ha rivelato il presidente di Italia nostra, «questo anche perché pretendiamo che ci sia la Valutazione ambientale strategica per il progetto presentato visto che è in variante al Piano regolatore generale. Ci è parso strano, del resto, che il comitato Via (Valutazione di impatto ambientale) della Regione abbia accettato di stralciare dal progetto la parte della nuova sede della Regione. È come se io rilasciassi l’abitabilità di una casa prima al soggiorno, poi alla cucina e infine al bagno. L’abitabilità deve essere rilasciata a tutto l’alloggio e non a singole parti. Stesso discorso per il progetto dell’area di risulta. L’amministrazione comunale lo ha presentato al comitato Via senza prevedere la costruzione degli uffici regionali».
«La nostra proposta è stata già resa nota in passato», ha sottolineato il presidente di Italia nostra, «se si aprirà un tavolo per discuterne va bene, ma se non si aprirà allora resterà un discorso inutile. Se ci fosse un atteggiamento di discussione concreta della loro e della nostra proposta da parte del Comune, si potrebbe ipotizzare qualcosa di positivo. Altrimenti di cosa parliamo?». Italia nostra ha ribadito recentemente i motivi della sua contrarietà al progetto dell’amministrazione comunale. «La decisione di Regione e Comune», ha osservato, «di accentrare altri uffici porterà nuovo traffico in centro, aggravando la questione dei parcheggi e soffocando le attività sociali, culturali e commerciali». Da qui la proposta di «un recupero dell’area di risulta con un grande parco centrale, formato dagli alberi del paesaggio pescarese, permeabile all’acqua e produttore di aria buona, disseminato di attività e luoghi di incontro. Tutto ciò restituirà salute alla città e contribuirà al rilancio del centro cittadino, oggi in crisi».