TERAMO. C’è preoccupazione tra gli sfollati delle case popolari teramane colpite dal sisma del 2016 per la scadenza, ormai prossima, fissata al 15 settembre per la presentazione dell’autocertificazione grazie alla quale si può avere la conferma degli aiuti (contributo di autonoma sistemazione, Cas, e soluzioni abitative di emergenza, Sae). In una nota del comitato inquilini Erp si legge che «dall’arrivo della nuova piattaforma telematica (frutto di un accordo tra la struttura commissariale e la Protezione civile, ndr) gli sfollati di Teramo si aspettavano e si aspettano semplificazioni nelle procedure e la fine dei perenni ritardi nella erogazione del Cas, invece per come annunciata rischia solo di complicare la vita a buona parte degli stessi sfollati. Richiedere alle famiglie e agli anziani delle case popolari le “credenziali di identità digitale”, lo “Spid” o la “Carta Nazionale dei Servizi” per poter dichiarare o confermare la persistenza del diritto al Cas, vuol dire che per il 15 settembre, termine di scadenza per la conferma dei requisiti, non saranno pochi coloro che pur avendone diritto non avranno inviato richiesta».
Il comitato inquilini ritiene che «tutti i Comuni interessati della Provincia di Teramo dovranno per forza di cose sopperire agli “inconvenienti” della digitalizzazione delle procedure, attivando almeno fino al 15 settembre un ufficio o uno sportello al quale in caso di necessità gli interessati potranno rivolgersi per “delegare” la compilazione e l’invio alla piattaforma telematica della pratica. Come comitato degli sfollati Erp invitiamo le amministrazioni dei Comuni ad attivarsi per una necessaria “collaborazione”; a tal proposito e per quanto concerne il Comune di Teramo abbiamo già riscontrato, per voce dell’assessore Ilaria De Sanctis, tale volontà».
A chiusura della nota, il comitato dice polemicamente: «A sei anni dal terremoto la ricostruzione privata sembra finalmente decollare, mentre le “gare” per l’affidamento dei lavori in alcuni edifici di edilizia economica popolare indette dall’Ater sono andate deserte. Nella provincia di Teramo su circa 60 edifici sgomberati solo una decina di cantieri aperti, l’immancabile propaganda e un velo pietoso da stendere».
Su queste ultime considerazioni, la presidente dell’Ater Maria Ceci ha replicato: «È chiaro che agli inquilini sgomberati non interessa sapere che l’attuale governance dell’Ater è al lavoro da due anni e non da sei, e che la pianificazione esistente è stata modificata. Comunque dieci cantieri avviati non sono pochi, perché aprire un cantiere oggi è difficile. Se le gare vanno deserte significa che è il mercato è alterato dal superbonus, alle imprese non conviene più la ricostruzione. L’Ater Teramo ha 61 procedimenti aperti per i 61 edifici lesionati».(d.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.