TERAMO. Manca ancora l’annuncio ufficiale, che è atteso entro domani, ma la sfida D’Alberto-Gatti è già realtà. A cercare di impedire la rielezione del sindaco in carica, nella prossima primavera, sarà Paolo Gatti.
A firmare il documento che ufficializza la sua candidatura sono già state 11 delle 12 forze politiche e civiche che nei mesi scorsi hanno partecipato al tavolo dell’area di centrodestra messo su dall’ex parlamentare Paolo Tancredi. Si tratta di cinque partiti (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Noi per l’Italia, L’Italia al centro, Udc) e sei raggruppamenti civici (Futuro In, Oltre, Verso, Teramo forte e gentile, Teramo protagonista, Teramo città capolavoro). La dodicesima firma dovrebbe essere quella della Lega, che però nell’ennesima riunione tenuta mercoledì ha preso altro tempo. I vertici del Carroccio hanno messo sul tavolo, in cambio del sì a Gatti, la presidenza della Provincia, ambita dal sindaco leghista di Giulianova Jwan Costantini. Ma Costantini potrebbe essere eletto a capo della Provincia solo se l’attuale presidente Diego Di Bonaventura si dimettesse entro ottobre, e a quanto pare Di Bonaventura non intende farlo. Il fronte che sostiene Gatti ha escluso azioni su Di Bonaventura che allungherebbero i tempi, perché ha necessità di annunciare la candidatura a sindaco prima delle politiche, in modo da evitare che i risultati del voto nazionale possano condizionare questo o quel partito a Teramo. I sostenitori di Gatti hanno chiesto alla Lega di dare una risposta a breve. In ogni caso, nessuno impedirebbe alla Lega di aggregarsi alla coalizione successivamente.
Gatti, classe 1975, avvocato, padre di due figli, ha alle spalle una carriera politica cominciata nel 1999, a soli 24 anni, con l’elezione a consigliere comunale di minoranza, proseguita con la rielezione (con record di preferenze) in Comune nel 2004 e l’incarico di assessore, e decollata nel 2008 quando si presentò alla Regione e risultò il primo degli eletti con 10.130 preferenze, svolgendo poi il ruolo di assessore al lavoro e al sociale. Mancata di un soffio l’elezione in Parlamento nel 2013, nel 2014 si ripresentò in Regione e fu ancora una volta il primo degli eletti con 10.875 preferenze, ricoprendo il ruolo di vice presidente del consiglio regionale in rappresentanza delle minoranze. Negli ultimi anni non ha più ricoperto incarichi politici ma è stato sempre attivo dietro le quinte come “regista” di elezioni negli enti locali e nelle società partecipate del territorio.
Il fronte che lo sostiene, allo scopo di vagliare gli umori dell’elettorato, ha lanciato un sondaggio che è in corso da giorni in città: a 800 teramani viene chiesto chi preferiscono tra D’Alberto e Gatti.
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