CANISTRO. Era legittimo lo stop all’imbottigliamento imposto dalla Regione Abruzzo alla Santa Croce. Lo ha deciso il giudice del tribunale civile di Pescara, Patrizia Medica, respingendo la richiesta della società che fa capo al patron Camillo Colella. La sentenza di primo grado ha rigettato le accuse contro i dirigenti della Regione Abruzzo in merito alle vicende della concessione della sorgente Fiuggino. La causa civile era stata intentata dalla Santa Croce che aveva avanzato una richiesta di risarcimento danni contestando i provvedimenti emessi e affermando che non rispettavano il legittimo esercizio di potere amministrativo, sostenendo invece che fossero condotti con dolo, perseguendo interessi personali e non istituzionali. Il giudice non è stato dello stesso avviso e ha emesso la sentenza rigettando la richiesta della società delle acque minerali. La Santa Croce srl dovrà pagare le spese di lite sostenute dai dirigenti regionali Iris Flacco, Giovanni Cantone e Domenico Longhi con compensazione del 30%, e quindi pari a 19.462 euro ciascuno più Iva e più spese del 15%. La società dovrà pagare inoltre la stessa cifra alla Regione, più 1.713 euro per Iva e spese generali. I tre dirigenti, che avevano provato a trasferire il processo in sede amministrativa, ma senza successo, dovranno invece pagare alla Santa Croce le spese per il “regolamento preventivo di giurisdizione” per 15.193 euro da dividere tra loro tre. Questa sentenza segue di pochi giorni quella del Tar: aveva respinto il ricorso della Santa Croce che chiedeva un risarcimento danni per il mancato imbottigliamento della sorgente Fiuggino precisandosi che «il danno da lucro cessante deve ritenersi inesistente» perché l’attività estrattiva era stata sospesa già prima del provvedimento di decadenza e quindi il mancato sfruttamento non è riconducibile al provvedimento della Regione. Il tribunale, dopo la ricostruzione dei fatti e l’analisi dei documenti, ha giudicato dunque legittimi i provvedimenti contro la società, come quello della diffida ad avviare l’imbottigliamento nella nuova rete di adduzione senza una nuova autorizzazione. «Con questa seconda sentenza», ha dichiarato il presidente Marco Marsilio, «il tribunale civile ha certificato l’operato corretto dei dirigenti e dei funzionari della Regione Abruzzo. Il lavoro sull’utilizzo delle sorgenti può adesso continuare».