AVEZZANO. Nella Marsica quasi sedicimila persone vivono in aree a elevato rischio frane, per una percentuale pari a circa il 13 per cento della popolazione residente. Lo studio, riportato dall’Osservatorio Abruzzo di Openpolis, evidenzia criticità soprattutto in tre comuni, dove oltre la metà dei cittadini è esposto a un rischio «elevato o molto elevato»: si tratta di Collelongo, Gioia dei Marsi e Balsorano. Nel centro della Vallelonga, dove oltre il 97 per cento dei residenti è minacciato dalle frane, si registra la situazione più preoccupante. Ma sono altri i comuni marsicani in cui la percentuale di rischio tocca soglie allarmanti: in particolare, Castellafiume, Civitella Roveto, Morino e Massa d’Albe. La frana che ha colpito l’isola di Ischia ha riaperto il dibattito sulla prevenzione del rischio idrogeologico. In Abruzzo, quasi il 23% del territorio è esposto a eventi franosi. Circa 73mila persone, ed è questo il dato da evidenziare, vivono in luoghi caratterizzati da una pericolosità «elevata e molto elevata». È quanto emerge dal rapporto “Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio” del 2021 dell’Ispra, Istituto superiore protezione e ricerca ambientale.
«È importante fare una distinzione tra pericolo e rischio frane», spiega Nicola Labbrozzi, presidente dell’Ordine dei geologi d’Abruzzo, «il pericolo riguarda la predisposizione di un territorio a subire eventi franosi mentre il rischio comprende danni a cose o persone». Una volta accertata la mappatura della pericolosità, è possibile agire per evitare l’aumento del rischio: «Possiamo mettere in campo un tipo di prevenzione strutturale, con interventi di consolidamento come palificazioni o drenaggi che vanno a contenere i movimenti franosi, e non strutturale, con la quale si agisce attraverso l’informazione alla popolazione riguardo i rischi del territorio. Nelle zone in cui pericolo e rischio sono maggiori, per mitigare il rischio», chiosa Labbrozzi, «potrebbe essere necessario delocalizzare alcuni edifici e altre opere antropiche, ma soltanto dopo aver eseguito studi approfonditi».
«Il problema principale è connesso a una scarsa cultura del rischio», aggiunge il geologo Massimo Ranieri, «la popolazione va messa al corrente sui rischi che si corrono e sulle cautele da adottare in situazioni di pericolo. I fondi messi a disposizione «devono essere investiti anche in attività di prevenzione rivolte ai cittadini». «Il rischio frane va tenuto in seria considerazione perché quello abruzzese è un territorio fragile», ribadisce Mauro Casinghini, direttore dell’agenzia regionale di Protezione civile, «la Regione sta portando avanti il piano “Proteggi Italia” che per l’Abruzzo prevede investimenti per 210 milioni di euro in tre anni per far fronte al dissesto idrogeologico». I finanziamenti si riferiscono a situazioni di emergenze pregresse mentre i nuovi interventi, sottolinea Casinghini, «saranno finanziati con 30 milioni del Pnrr». La Protezione civile regionale monitora diverse situazioni di pericolo, tra cui la frana di Morino che, nel marzo 2021, ha interessato la sorgente del Rio Sonno, al confine con il territorio di San Vincenzo Valle Roveto.
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