PESCARA. «Se da un lato appare evidente che la perizia alleggerisce la posizione di alcuni imputati sotto il profilo della responsabilità penale, trattandosi di delitti colposi, essa però si pone come un macigno con riferimento alla responsabilità civile dei vari enti, dicendoci in tanti passaggi che ci sono 29 persone che oggi sarebbero vive se le istituzioni che avevano la responsabilità di tutelare l’incolumità avessero fatto il proprio dovere». È il duro commento dell’avvocato Romolo Reboa che assiste alcune delle parti civili nel processo sul disastro di Rigopiano, dove il 18 gennaio 2017 una valanga distrusse l’hotel lasciando 29 vittime sotto le macerie. Considerazioni fatte alla luce delle risultanze della perizia depositata il 1° agosto scorso dagli esperti nominati dal giudice Gianluca Sarandrea. Un documento, in base al quale il gup andrà a giudicare i 30 imputati che hanno chiesto il rito abbreviato, nel quale, in sostanza, non si esclude che le scosse di terremoto abbiano potuto innescare la valanga, avvalorando così, in parte, le conclusioni dei periti del collegio difensivo. «La perizia ci dice», aggiunge il legale, «che ove la turbina unimog o la turbina dell’Anas fossero state messe a disposizione per la pulizia della strada provinciale 8, questa sarebbe stata percorribile e la valanga avrebbe solo distrutto un edificio».
E qui torna in primo piano la questione della mancata evacuazione dell’hotel, evidenziata dai periti nella loro relazione. Circa la situazione nel resort in quella drammatica giornata, scrivono che «nell’hotel regnava una situazione di forte ansia e preoccupazione. Gli ospiti, per la verità anche diversi dipendenti, vogliono lasciare l’albergo ma trovano, come noto, la strada sbarrata da oltre un metro di neve. Sono numerosissime le testimonianze in atti, con messaggi inviati dagli ospiti ad amici e familiari testimoniando il proprio disagio e l’ansia per non riuscire a partire tra le continue scosse di terremoto e l’impossibilità di percorrere la strada provinciale completamente bloccata». E poi nella perizia si legge anche che «il sindaco di Farindola», scrivono i periti, «avrebbe dovuto, in via generale, tenersi aggiornato di propria iniziativa sul bollettino Meteomont, in modo da poter essere a conoscenza di eventuali livelli di pericolo imminente. Avrebbe dovuto considerare la presenza dell’hotel come significativo elemento esposto, potenzialmente oggetto di ordinanza di sgombero. Per questo avrebbe dovuto convocare la Commissione valanghe alla quale far valutare il rischio sul territorio (la mancata convocazione della Commissione è una delle contestazioni mosse dalla procura al sindaco Ilario Lacchetta, ndc). Sulla base di tale supporto tecnico, nel caso in cui la Commissione avesse ravvisato un imminente pericolo gravante sull’hotel, avrebbe potuto eventualmente disporre l’evacuazione nella giornata del 17 gennaio».
Ma di contro, gli stessi periti, rispetto a quanto fatto dal primo cittadino, qualche passo prima scrivono anche che «nel corso dell’emergenza conclamata si può affermare che il sindaco ha gestito la situazione secondo la norma». Insomma, risposte ai quesiti che non segnano un punto fermo, ma lasciano spazio a diverse considerazioni in sede di discussione sull’operato del sindaco e in generale di tante figure istituzionali coinvolte nel processo.
«Se la Regione Abruzzo», conclude il suo commento l’avvocato Reboa, «avesse approvato la Carta valanghe, l’evento non avrebbe avuto quale conseguenza 29 morti. Con riferimento poi alla tempestività dei soccorsi, la perizia implicitamente dice che era possibile far intervenire gli elicotteri Caesar e che ciò avrebbe potuto salvare tre vite». Adesso il contenuto di questa superperizia, fondamentale per la sorte dei 30 imputati, verrà esaminato in contraddittorio dai rappresentanti della pubblica accusa (il procuratore Giuseppe Bellelli e i sostituti Andrea Papalia e Anna Benigni), con i legali degli imputati e gli avvocati che assistono le 130 parti civili costituite. Tutto in tre giorni: dal 26 al 28 ottobre prossimi. E se si riuscirà a sviscerare tutto, allora si potrà iniziare la discussione, con un calendario già fissato, che dovrebbe portare alla lettura della sentenza di primo grado entro la fine di quest’anno.
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