LANCIANO. «L’ospedale Renzetti è al collasso. Senza personale e con strumenti obsoleti i numeri di degenze, parti, esami crollano e così è a rischio declassamento. Il tutto nell’indifferenza dell’amministrazione Paolini». È il Pd, numeri alla mano e soprattutto reclami di cittadini e operatori del presidio nelle orecchie e sui telefonini, a protestare e a chiedere al Comune di intervenire per provare a bloccare la deriva del Renzetti. Pronto soccorso con attese bibliche anche per i codici gialli, reparti tutti in affanno, rischio chiusura per punto nascita e neurologia sventato due volte e tempi per risposta esami di laboratorio che si allungano; oltre alla seconda ambulanza mai attivata nonostante una delibera della giunta regionale del 2019. Una petizione e un consiglio comunale sulla sanità: sono queste le proposte del partito e dell’ex sindaco Mario Pupillo per sbloccare la situazione.
I NUMERI «Il punto nascita ormai chiude con meno di 400 parti, le degenze ordinarie crollano, nel 2018 erano 7.800 i dimessi ordinari, scesi poi progressivamente a 6.800, 5.200 fino ai 2.300 di oggi con una proiezione di 4.600 a fine anno. I posti letto occupati sono in media non superiori al 40%. Con questi numeri impietosi non si giustifica il Dea di 1°livello». È il consigliere regionale del Pd Silvio Paolucci a indicare i numeri che però, precisa, «sono frutto di problemi a monte, di carenza di personale, a partire dalla direzione di presidio (la testa dell’ospedale che manca da tre anni) di mancata programmazione e scelte organizzative deleterie da parte della Asl, di investimenti non fatti e del silenzio dell’attuale amministrazione». E che non si metta la scusa del Covid per il crollo dei numeri. «La mobilità passiva», precisa Paolucci, «è cresciuta e il ministero della Salute ha scritto che il 75% sarebbe evitabile, se ci fossero strutture adeguate. Ci si cura fuori, in altre regioni dove pure c’è stato il Covid». Un disastro a fronte di promesse di rilancio del presidio da parte dell’attuale governo regionale. «Nell’agosto dello scorso anno», ricorda il consigliere comunale Leo Marongiu, «l’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì, nella sede del comitato elettorale della Lega, annunciava il rilancio del Renzetti e l’assessore Nicola Campitelli parlava dei reparti di urologia e otorino risollevati. Peccato che urologia ha un solo medico e otorino è chiuso il sabato e la domenica». «Il Renzetti è stato sedotto e abbandonato», aggiungono Rosetta Madonna, segretario cittadino Pd, e la consigliera Marusca Miscia «tutto va a rotoli nella totale assenza di Asl, Regione e Comune. Una situazione insostenibile per gli utenti e per il personale di cui da mesi raccogliamo il grido di dolore».
REPARTI Non c’è un reparto che si salva dalla crisi. «Basta l’esempio di psichiatria», dice l’ex sindaco Mario Pupillo, «è un reparto fatiscente con 12 letti e 5 medici; invece a Chieti ci sono 5 letti e 15 medici». E che dire degli esami: non si capisce perché ogni volta Lanciano non è disponibile. E le analisi? «Il laboratorio è senza guida, senza tecnici e infermieri tanto che di 5 box ne funzionano due o tre e i prelievi degli esterni sono scesi a 150 al giorno rispetto a quasi il doppio degli anni scorsi», aggiunge Pupillo, «c’è difficoltà di approvvigionamento dei reagenti e ritardi nelle risposte ai cittadini». Ma i problemi sono pure in radiologia (8 medici sui 13 necessari), medicina, con i diabetologi costretti a fare reperibilità; gastroenterologia, ginecologia. «Il pronto soccorso è senza primario, come molti altri reparti, con 7 medici rispetto ai 14 previsti e ci sono dottori che fanno anche 12 ore di lavoro ma le attese sono bibliche anche per i codici gialli», precisa Marongiu. «C’è un disegno per depotenziare l’ospedale e questa giunta ne è complice», chiude Pupillo, «credo si debba fare una petizione o chiedere subito un consiglio comunale straordinario invitando anche il manager Thomas Schael per capire le sue intenzioni, se mai le dirà chiaramente».
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