PESCARA. Giudizio immediato, senza passare al vaglio dell’udienza preliminare. Questo ha chiesto e ottenuto il pm Benedetta Salvatore per l’albanese Edmond Xhafa, 48 anni, buttafuori di Francavilla al Mare, finito in carcere dopo l’assurda e violenta aggressione a una studentessa di 21 anni, avvenuta il 27 luglio scorso nella palestra Audace di Pescara che entrambi frequentavano. La misura restrittiva l’aveva raggiunto in carcere, dove nel frattempo era finito per un’altra vicenda di armi e droga. L’uomo, che si era rifiutato di rispondere all’interrogatorio di garanzia, adesso verrà giudicato direttamente dal giudice monocratico, Marina Valente, il prossimo 15 dicembre, accusato di lesioni personali e atti persecutori: reato introdotto per fronteggiare lo stalking nei codici rossi contro la violenza sulle donne.
Una notizia che, quest’estate, fece il giro d’Italia grazie anche al video che venne diffuso, ripreso dalle telecamere interne alla palestra, che ritraeva tutte le fasi di quella incredibile e insensata aggressione, pare dettata da motivi di gelosia, per un rapporto che non sarebbe mai esistito, o quantomeno soltanto nella mente dell’albanese, peraltro sposato. Il filmato mostrava l’improvvisa reazione dell’uomo nei confronti della ragazza che si stava allenando vicino a lui: «Si vede chiaramente che», recita la misura del gip, «utilizzando un attrezzo ginnico, colpiva la ragazza scagliandole contro l’attrezzo per poi colpirla nuovamente con un violento pugno che faceva cadere a terra la persona offesa. Non soddisfatto, l’uomo alzava la ragazza prendendola per i capelli per poi colpirla con un ulteriore pugno e un violento calcio». Ed è a quel punto che un addetto alla palestra intervenne, venendo a sua volta minacciato con una sbarra di ferro, così come tutti gli altri presenti in quel momento nella palestra. «Le ripetute aggressioni verbali e fisiche», aggiunge il gip, «hanno certamente influito negativamente sulle scelte di vita della vittima… ciò imponeva alla parte di mutare il proprio atteggiamento comportamentale per il timore di essere seguita e perseguitata dalla controparte». Ai carabinieri la ragazza raccontò il perché di tanta crudeltà nei suoi confronti: «Ho conosciuto Edmond in palestra circa un anno e mezzo fa. Dalla frequentazione della palestra è nata un’amicizia che ci ha portato a frequentarci qualche volta fuori dell’ambito sportivo. Con il passare del tempo Edmond è diventato geloso nei miei confronti, in quanto lo stesso prova un sentimento diverso dall’amicizia, da me non corrisposto». L’uomo non sopportava neppure che la ragazza scambiasse due parole con altri clienti della palestra. «Quel giorno, dopo avermi visto parlare con un’altra persona che si stava allenando, Edmond si rivolgeva a me chiedendomi spiegazioni. Facevo presente che avevamo parlato della vacanza che l’altro aveva appena fatto e a questa mia risposta Edmond mi colpiva con un manubrio ginnico». E non era la prima volta: c’era stato un altro episodio in cui, sempre per gelosia, l’albanese le aveva gettato il telefono a terra colpendola con uno schiaffo sulla spalla.