VASTO. Torna ad essere formato da quattro componenti il Comitato di gestione della riserva naturale di Punta Aderci. L’avvocato Maria Grazia Mancini, ex presidente della delegazione di Vasto del Fai (Fondo Ambiente Italiano), che nell’organismo rappresentava le associazioni ambientaliste, si è dimessa. «L’incarico è diventato incompatibile con la mia attività professionale», spiega l’interessata che era stata nominata a marzo dello scorso anno, in sostituzione di Filippo Menna. Intorno al nome dell’avvocato Mancini si era registrato l’unanime consenso di sei sodalizi: Arci, Cai, Fai, Italia Nostra del Vastese, Legambiente Abruzzo e Wwf Zona Frentana e Costa Teatina. Ora le associazioni dovranno nominare un nuovo rappresentante.
Preferisce non commentare le dimissioni l’assessore all’ambiente, Gabriele Barisano, che nelle scorse settimane era riuscito a riportare a cinque il numero dei componenti del Comitato di gestione (dopo la rinuncia dell’Arta), con l’ingresso nell’organismo di Roberta Presenza, rappresentante di “Terre di Punta Aderci”, l’associazione che raggruppa i proprietari terrieri.
Nel frattempo a San Salvo protesta il Comitato civico ambientalista per il mancato posizionamento dei cartelli nell’area di nidificazione del fratino. «Nonostante risultino pronti da oltre un anno i cartelli riguardanti le presenze botaniche con foto e testo forniti da Soa, Gruppo Fratino Vasto e da ecologisti volontari, non sono mai stati posizionati», fa sapere Marisa D’Alfonso, referente del sodalizio, «per quanto abbiano un costo contenuto è sempre uno spreco di denaro pubblico visto che sono stati realizzati dal Comune su testo e foto dei volontari. Ricordiamo che l’area di nidificazione del fratino di San Salvo Marina è fra gli stabilimenti balneari Cocorito e Mirage, ed è il sito di svernamento più importante in Abruzzo e da anni oggetto di nidificazione. L’anno scorso la nascita dei fratini in questa area e la successiva migrazione verso Montenero Marina, è finita su siti nazionali ornitologici per la sua eccezionalità. L’area oggi è in stato di abbandono, dopo essere stata oggetto di aratura con l’asportazione della vegetazione protetta: un cartello è a terra e alcune corde e paletti risultano abbattuti. Un atteggiamento incomprensibile da parte del Comune dopo un virtuoso percorso iniziale», conclude D’Alfonso. (a.b.)
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