L’AQUILA. Ci sarà un nuovo processo a carico dell’ex comandante provinciale dei carabinieri Savino Guarino e dell’imprenditore Massimiliano Cordeschi che erano stati assolti dalla Corte d’appello dell’Aquila dalle accuse loro mosse dall’imprenditore aquilano Gabriele Valentini. La Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione e ha inviato gli atti alla Corte d’appello di Perugia per un nuovo esame della vicenda. I ricorsi erano stati proposti dal Procuratore generale presso la Corte d’appello dell’Aquila e dalla parte civile, Gabriele Valentini. Ai due veniva contestato che “Guarino, nella qualità di comandante provinciale dei carabinieri dell’Aquila, abusando della sua qualità e dei suoi poteri, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso e anche agendo in concorso con Cordeschi costringeva Gabriele Valentini, noto imprenditore aquilano, ad effettuare dei lavori di ristrutturazione per un importo di circa 25.000 euro in un appartamento della sua disponibilità, che si trova a Roma». Guarino avrebbe poi chiesto all’imprenditore «un aiuto economico per l’acquisto di un appartamento a Roma del valore di 850.000 euro, prospettando a Valentini una punizione nel caso fosse venuto meno alla richiesta di aiuto e compiva atti diretti in modo non equivoco a costringere quest’ultimo alla dazione di ulteriori somme di denaro, anche attraverso la mediazione di Cordeschi, il quale pure prospettava al Valentini conseguenze negative in caso di mancato pagamento, sottolineando il ruolo influente del Guarino. Fatto, quest’ultimo, non riuscito per la ferma opposizione della persona offesa». Secondo la Cassazione la sentenza di assoluzione va annullata.
«Deve rilevarsi», scrive la Cassazione, «che la sentenza di primo grado, all’esito di un accurato e puntuale esame delle risultanze probatorie, aveva ritenuto che le richieste di danaro reiteratamente rivolte da Guarino a Valentini integrassero il delitto di concussione, in quanto il rapporto, per come emerso in dibattimento, risulta del tutto sbilanciato verso il pubblico ufficiale che ha adottato una condotta di prevaricazione abusiva, facendo leva sulla sua funzione e sui poteri connessi a tale funzione, nonché sui suoi rapporti anche personali con cariche istituzionali di un certo rilievo. I giudici di primo grado avevano accertato che “Guarino chiamava spesso Valentini, convocandolo, con qualsiasi pretesto, in caserma e si vantava con il Valentini di potere tenere sotto scacco esponenti del Tribunale e ricattare (se necessario) anche dei magistrati». Inoltre «con riferimento alla contestazione relativa alla costrizione posta in essere da Guarino ai danni di Valentini in ordine all’esecuzione gratuita dei lavori edilizi eseguiti nell’abitazione in uso all’alto ufficiale a Roma, la Corte d’appello ha cancellato l’ampia disamina del compendio probatorio raccolto nel corso del giudizio di primo grado e il rilievo della carenza di prove documentali dei pagamenti posti in essere da Guarino in favore di Valentini. La sentenza impugnata, inoltre, non ha esaminato i rilievi spesi dalla sentenza di primo grado in ordine alla figura di questo imputato, che, essendo vicino a Guarino, a più riprese, avrebbe detto a Valentini che il colonnello era un amico e che, soprattutto, essendo una persona molto importante, non andava contrariato. In tal modo Cordeschi avrebbe indotto Valentini ad accondiscendere alle richieste di Guarino, rafforzandone gli atteggiamenti minatori. Quindi la Corte d’appello non ha confutato gli argomenti posti a fondamento della decisione di primo grado, dimostrandone puntualmente l’incompletezza o l’incoerenza, ma si è limitata ad affermare il proprio diverso apprezzamento in modo apodittico e superficiale. Alla stregua di tali rilievi la sentenza impugnata deve, pertanto, essere annullata con rinvio per nuovo giudizio alla Corte d’appello di Perugia con riferimento ai delitti di concussione, consumata e tentata».
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