PESCARA. Davanti ai giudici della Corte d’Assise di Chieti presieduta da Guido Campli, ieri sono state incardinate tutte le prove del processo ai tre presunti responsabili dell’agguato al bar del Parco del primo agosto 2022. È lì che, secondo l’accusa, un killer, individuato in Mimmo Nobile, avrebbe sparato otto colpi di pistola uccidendo Walter Albi e ferendo gravemente Luca Cavallito, su mandato del calabrese Natale Ursino e con l’appoggio logistico di Maurizio Longo, uomo di fiducia del calabrese a Pescara.
IN AULA IL 30 MAGGIO Il processo iniziato ieri (erano presenti in aula il procuratore Giuseppe Bellelli e il sostituto Andrea Di Giovanni) entrerà nel vivo il prossimo 30 maggio con l’escussione dei primi testi e in particolare del capo della Mobile Gianluca Di Frischia. Ed è già dalla prima udienza che inizierà a svolgersi il tema del collegio difensivo dove figurano gli avvocati Massimo Galasso e Luigi Peluso per Nobile, Cesare Placanica per Ursino, Giancarlo De Marco e Antonio Di Blasio per Longo. Dalle liste testi (l’accusa ha 93 testi da citare e video dell’agguato da mostrare, mentre molto ridotte sono le liste dei difensori) accolte ieri dalla Corte, si intuisce anche l’indirizzo che dovrebbero prendere le strade difensive.
NOBILE E SANT’ANDREA Per Nobile, in particolare, che si è sempre dichiarato estraneo al delitto, i legali cercheranno di dimostrare, con i testi citati, che il loro assistito quel giorno e all’ora del delitto, si trovava in un’altra zona della città: era alla festa di Sant’Andrea. E lì infatti che è stata agganciata la cella telefonica dell’imputato ed è lì che alcuni testi lo avrebbero visto prima e dopo le 19.58, ora dell’uccisione di Albi e del ferimento di Cavallito.
IL TESTIMONE CHIAVE Ad accusare Nobile, il superstite dell’agguato, Cavallito che, già dal letto di ospedale, afferma che a far fuoco fu «al cento per cento» Nobile per averlo riconosciuto dalla voce, quando mentre sparava gli disse «questo è per te e per i tuoi amici infami». Ed è anche per questo motivo che Cavallito, oltre a essere il teste principale dell’accusa, è stato anche citato dalla difesa del calabrese Ursino che, attraverso i suoi testi, tenderà a dimostrare che a quell’appuntamento dovevano andare altri e non Ursino: e cioè quelli che avrebbero dovuto portare a Cavallito gli orologi preziosi da piazzare.
I MESSAGGI DI URSINO Ma contro il calabrese ci sono comunque quei messaggi scambiati con Cavallito proprio qualche minuto prima della sparatoria, nei quali Ursino lo rassicurava del suo imminente arrivo, mentre in realtà si trovava a Roma. «I messaggi», afferma l’avvocato Placanica, «sono ipotesi accusatorie dedotte in base a certi elementi che comunque sono stati già vagliati dal tribunale del riesame: elementi probatori che ci sono, ma che non hanno consistenza, non hanno capacità di reggere ipotesi alternative». Al difensore del calabrese risponde l’avvocato Ernesto Torino Rodriguez che, quale parte civile, assiste i genitori di Cavallito, mentre quest’ultimo è seguito da Sara D’Incecco: «Il difensore di Ursino ha interesse a dimostrare che non era con lui che Cavallito e Albi aveva appuntamento: mi pare evidente che i riscontri sono tali e tanti che depongono per il fatto che ci fosse una chiara premeditazione dell’Ursino e degli altri due imputati per attirare nella trappola le vittime. E poi i messaggi sono chiari».
NUOVO CAPO D’IMPUTAZIONE Nella udienza di ieri si registra anche l’integrazione al capo di imputazione voluta dall’accusa, e che riguarda la ricettazione di un motorino e di un casco (che dovevano servire per l’agguato, scoperti casualmente dai carabinieri, qualche ora prima del delitto). Integrazione per la quale i difensori hanno chiesto termini a difesa. «Non ci siamo opposti», ha detto l’avvocato De Marco, «anche perché ne discuteremo al processo, così come ci sarà da discutere sulla pistola: ci sarà molto da dire in dibattimento per capire se sia proprio quella l’arma del delitto oppure no». Ricettazione che andrà ad aggiungersi ai reati di omicidio e tentato omicidio volontario e premeditato che pesa sulla testa degli imputati: reati che, se provati, portano all’ergastolo. Dei tre imputati, ieri Nobile e Longo erano collegati dal carcere di Pescara, mentre Ursino, l’unico libero dopo la scarcerazione disposta dal tribunale del riesame, non era presente al processo.
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