TERAMO. Il Consiglio di Stato ha concesso la sospensiva della sentenza del Tar che si dichiarava incompetente sul ricorso presentato dal gestore degli impianti di Prati di Tivo e Prato Selva Marco Finori avverso la Gran Sasso Teramano (Gst), in attesa delle trattazione collegiale del 12 luglio. Si blocca, così, la vendita delle strutture ai fratelli Persia e si riducono sempre di più le speranze per la riapertura estiva della cabinovia.
A poche ore dalla firma del rogito notarile per la vendita degli impianti di Prati di Tivo e Prato Selva alla ditta Persia, che sarebbe dovuta esserci sabato, tutto si ferma fino al 12 luglio. Stavolta per l’intervento del Consiglio di Stato che, dopo l’impugnazione da parte del gestore Finori della sentenza emessa dal Tar che dihiarava il proprio difetto di giurisdizione nel ricorso contro la Gst, «ha sospeso gli effetti e l’esecuzione degli atti impugnati dinanzi al Tar sino a decisione collegiale dell’istanza cautelare, nella camera di consiglio del 12 luglio». Con la decisione del giudice amministrativo d’appello ancora una volta vengono sospesi in via interinale i provvedimenti emanati dalla Gst e impugnati da Finori, che riguardano anche la revoca della vendita delle attrezzature allo stesso gestore e la deliberazione che fissava la firma dal notaio con l’impresa Persia per la vendita delle strutture. Il Tar si era dichiarato, infatti, incompetente a giudicare avendo considerato la Gst “una società mista con veste privatistica”, ma Finori insiste a considerarla di natura pubblicistica.
«Siamo soddisfatti della decisione del Consiglio di Stato, siamo certi che verrà approfondita la sentenza del Tar e ci aspettiamo che venga accolto in pieno il nostro ricorso», ha dichiarato Finori, «attualmente la mia società gestisce gli impianti con regolare contratto di proroga e la Gst ha l’obbligo di comunicarlo agli enti preposti dandoci la possibilità di riattivarli sin da subito». Con la sospensiva Finori non deve riconsegnare gli impianti sabato come richiesto dalla Gst, ma ci tiene a precisare che «se il Consiglio di Stato non accetterà il mio ricorso riconsegnerò gli impianti solo secondo le condizioni del contratto di proroga e cioè a 30 giorni dall’atto di vendita e dall’intero pagamento della somma dei nuovi acquirenti e non come asserisce la Gst solo con la loro richiesta». La stoccata finale è per il presidente dell’Asbuc di Pietracamela Paride Tudisco che ha definito «vergognoso che per interessi privati debbano farne le spese gli operatori economici». Finori gli replica: «Se gli impianti sono stati chiusi per 18 mesi è responsabilità dell’Asbuc che non ha concesso i terreni dove insistono le attrezzature e li ha dati solo lo scorso novembre alle stesse condizioni proposte 18 mesi prima».
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