L’AQUILA. «La nostra è la città della Perdonanza non delle dimissioni». «Non dimentichiamoci che il messaggio forte che deve partire dall’Aquila è quello del perdono e della riconciliazione, non lasciamo che si scada nel folklore». Sono le due frasi chiave del cardinale arcivescovo dell’Aquila, Giuseppe Petrocchi, che ha voluto riportare la visita pastorale di Papa Francesco del 28 agosto prossimo al suo significato più vero. Nei giorni scorsi la stampa internazionale e nazionale aveva messo in relazione la visita all’Aquila all’ipotesi che Papa Francesco – come hanno fatto Celestino V nel dicembre 1294 e Benedetto XVI nel febbraio 2013 – voglia dimettersi. C’è chi addirittura ha ipotizzato un annuncio in mondovisione durante l’Angelus del 28 agosto davanti alla basilica di Collemaggio. Queste notizie, smentite anche dallo stesso Francesco, rischiavano di trasformare la visita all’Aquila in una sorta di “gossip” mondiale trascurando il significato profondo di ciò che avverrà tra poco più di un mese. Per questo Petrocchi ha voluto sottolineare gli aspetti “spirituali” e “culturali” dell’evento che sono poi quelli destinati a restare per sempre nella storia della città.
TELEFONATE
«Ho avuto modo di parlare telefonicamente due volte con il Papa in tempi recenti e l’ho sempre sentito paterno e affettuoso», ha detto Petrocchi, «ogni volta gli ho sottolineato che L’Aquila lo aspetta con il cuore spalancato».
CORDIALITà
«In questi giorni», ha continuato il cardinale, «L’Aquila sta mostrando il suo volto più bello: quello della cordialità di stampo abruzzese: gentile e forte. Una cordialità concreta, sincera, allergica alle finzioni, poco incline agli aspetti esteriori. L’Aquila, lo sappiamo, è una città crocifissa dopo il sisma del 6 aprile del 2009 e a causa della pandemia ma è una città che si è rialzata sempre. È una città che mostra i segni di una resurrezione effettiva che nasce da una solidarietà che si è stabilita dentro la comunità».
MOSAICO
«Siamo a pochi giorni di distanza da questo evento epocale», ha detto ancora l’arcivescovo, «mi sembra si stia componendo in forma ordinata e sollecita il grande mosaico della Perdonanza. Intendo esprimere il mio grazie alla prefettura che sta agendo con grande determinazione e competenza, all’amministrazione comunale che si è messa a disposizione e a tutte le istituzioni. L’obiettivo è che ogni procedura possa essere svolta in modo chiaro e compiuto».
DUOMO
«Dopo il presidente Sergio Mattarella», ha sottolineato Petrocchi, «il Papa entrerà all’interno della cattedrale, dove ci sono ancora le macerie, nella speranza che presto possano cominciare i lavori di ristrutturazione».
LA GENTE
«Il Papa ha il desiderio di incontrare la gente e nelle varie bozze del programma siglate dallo stesso Francesco, l’unico momento, oltre alla santa messa, a cui non ha voluto rinunciare» ha chiosato l’arcivescovo «è l’incontro con i familiari delle vittime perché il loro dolore è anche il dolore del pastore universale della Chiesa».
IL PERDONO
«Il perdono» ha detto «non è segno di debolezza, ma di forza». Il cardinale ha poi evidenziato come i Papi «hanno sempre valorizzato tre concetti: il primato della pace, la giustizia e la misericordia. Con la visita di Francesco, L’Aquila potrà lanciare al mondo un segnale forte di pace e riconciliazione».
L’OBIETTIVO
La visita, per l’arcivescovo, deve lasciare un segno profondo e fare dell’Aquila la «capitale mondiale del Perdono». (g.p.)