GIULIANOVA. Dietrofront della marineria giuliese che nella tardissima serata di lunedì , poco prima di salpare, ci ripensa e continua con lo sciopero a oltranza, fino a contrordine. La decisione assunta in tarda serata dai marittimi della pesca a strascico, intorno alla mezzanotte, è stata condivisa con gli armatori pescaresi, dopo aver raggiunto un accordo con le marinerie molisane e pugliesi, che a partire dal tardo pomeriggio avevano provato a dissuadere, attraverso l’invio di messaggi in varie chat, tutti i pescatori abruzzesi, come anche i marchigiani, a riprendere la regolare attività di pesca.
Tutto questo per non vanificare le oltre due settimane di sciopero, per protesta contro il caro gasolio: un problema che da mesi ormai, attanaglia il settore ittico. Questa situazione di fermo, sta sempre più inducendo i titolari di ristoranti ed alberghi a rivolgersi altrove, ovviando la mancanza di materia prima locale, con l’acquisto di pescato importato dall’estero, principalmente dalla vicina Croazia. «Nella tarda serata d lunedì abbiamo raggiunto una sorta di accordo con le marinerie pugliesi e molisane, anche con lo scopo di evitare il generarsi di potenziali situazioni di caos», riferisce Giovanni Massi titolare del motopesca “Il faro”, che si è fatto ormai portavoce dei colleghi giuliesi, « fino a lunedì sera, in accordo con la marineria di Pescara, si era deciso di tornare in mare, alla stregua dei marittimi di San Benedetto del Tronto: evidentemente però, la scelta dei marchigiani annunciata venerdì, ovvero tornare in mare per due giorni di prova, non è stata molto gradita soprattutto dai colleghi nel sud Adriatico, perché in questo modo si rischia soltanto di lanciare un messaggio di resa, senza aver raggiunto, di fatto, alcunchè: pertanto anche a Giulianova si continuerà a scioperare ad oltranza». Oggi a Pescara è previsto un importante incontro fra i rappresentanti della marineria abruzzese e i vertici della Regione: «Speriamo che dalla riunione di oggi venga fuori qualche spiraglio positivo per la nostra categoria: quello che però più ci preme, è che il Governo riveda la propria posizione sulle accise e di conseguenza sul prezzo del carburante, che è troppo alto e non ci permette di andare a mare», conclude Massi, «sono anche titolare di una pescheria e ieri ho passato tutta la mattinata al telefono con i clienti per disdire le tante prenotazioni ricevute, non appena in città si è appreso del ritorno in mare. Come commercianti, a causa di questa incresciosa situazione e di continui tira e molla, stiamo perdendo di credibilità. Oltre al fatto non trascurabile, che si rischia di rimanere senza scorte di pescato per i prossimi giorni».
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