Si va verso la pensione con Quota 41 per tutti? È la proposta di sindacati e Lega su cui si è riacceso in questi giorni il dibattito con governo. Quota 41 già esiste ma è riservata al momento solo a una fascia di lavoratori, i cosiddetti precoci. Se passerà questa linea, entro la fine dell’anno, tutti potranno accedere alla pensione anticipata con 41 anni di contributi versati e indipendentemente dall’età, pur non rientrando in una categoria “protetta”.
Ma resta in piedi anche l’ipotesi della pensione a 63 anni per i lavoratori con sistema contributivo misto, mentre il tetto per accedere alla pensione di anzianità è di 67 anni fino al 2024. Mentre c’è anche un’ulteriore proroga dell’Ape sociale che resta in vigore fino al 31 dicembre 2022.
QUOTA 41
La misura di Quota 41 è attualmente destinata ai soli lavoratori precoci, con almeno 12 mesi di contributi versati derivanti da effettivo lavoro, anche non continuativi, prima del compimento dei 19 anni di età, e con almeno 41 anni di contributi versati oltre che appartenenti ad una delle 5 categorie tutelate: disoccupati, invalidi, caregiver (assistenza a familiari disabili), lavori usuranti, lavori gravosi. Ora come ora può, quindi, accedere a questo tipo di pensione anticipata indipendentemente dall’età solo chi possiede questi requisiti.
La novità al vaglio del Governo in questa fase è l’estensione di Quota 41 a tutti. Resta però da superare il gravoso problema economico per le casse dello Stato: l’operazione, secondo i calcoli effettuati dall’Inps, avrebbe costi superiori ai 4 miliardi nel primo anno, per poi superare i 9 miliardi dieci anni dopo.
PENSIONE A 63 ANNI
La seconda ipotesi in ballo riguarda la pensione anticipata a 63 anni per i lavoratori appartenenti al sistema misto, che avrebbero così la possibilità di accedere a una prestazione di importo pari alla quota contributiva maturata alla data della richiesta per poi avere la pensione completa al raggiungimento dell’età di vecchiaia.
I requisiti per accedervi sono almeno 63 o 64 anni di età, possesso di almeno 20 anni di contribuzione e aver maturato, alla data di accesso alla prestazione, una quota contributiva di pensione di importo pari o superiore a 1,2 volte l’assegno sociale. La prestazione completa spetterebbe al raggiungimento del diritto alla pensione di vecchiaia. Fino al 2024, la pensione di anzianità si otterrà al compimento dei 67 anni di età per entrambi i sessi.
PENSIONE ANTICIPATA
Ad oggi è prevista anche l’uscita dal lavoro anticipata, basata sulla contribuzione maturata, che consente il pensionamento per i lavoratori in possesso di almeno 42 anni e 10 mesi di versamenti e per le lavoratrici con non meno di 41 anni e 10 mesi di contributi.
Anche per il 2022 è stata lasciata alle donne la possibilità di andare in pensione ancora prima, a patto di optare per una rendita interamente calcolata con il meno favorevole metodo contributivo e una decurtazione dell’assegno del 25-35%. La possibilità di lasciare il lavoro in anticipo è prevista per le dipendenti che hanno maturato 35 anni di contributi entro il 2021 e i 58 anni di età, limite innalzato a 59 anni per le lavoratrici autonome.
APE SOCIALE
L’Ape sociale è stata prorogata fino al 31 dicembre 2022, con i seguenti requisiti: avere almeno 63 anni di età, non essere titolari di pensione e rientrare in una delle quattro categorie previste dalla legge di Bilancio 2017, cioè disoccupati a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, caregiver, inabili almeno al 74% e addetti a mansioni gravose. I lavoratori devono aver svolto mansioni gravose per almeno 7 anni negli ultimi 10, o per almeno 6 anni negli ultimi 7. E ci vogliono almeno 36 anni di anzianità contributiva. L’elenco dei lavori usuranti è stato esteso introducendo, ad esempio, i professori di scuola primaria, le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali, gli operatori della cura estetica, artigiani, operai specializzati e agricoltori.
Ci sono, poi, alcune categorie di lavoratori gravosi per le quali bastano 32 anni di contributi: operai edili, ceramisti e conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta. Le lavoratrici madri hanno una riduzione di un anno per ciascun figlio, fino a un massimo di 24 mesi.