L’AQUILA. Pietre appartenenti alle pareti perimetrali del Duomo originario, risalente al Duecento, una camera piena di ossa umane e una sepoltura a inumazione. Sono i “segreti” custoditi per secoli sotto la pavimentazione della cattedrale intitolata ai Santi Massimo e Giorgio, nella piazza principale della città, svelati dall’ultima campagna archeologica condotta nel sito, a fine 2019. I risultati dello scavo sono stati pubblicati in un Diario redatto dal personale specializzato di ArcheoRes che si è occupata delle indagini, incaricata dal Segretariato regionale ai beni culturali.
GLI OBIETTIVI. “La campagna di saggi archeologici è volta a verificare la consistenza di eventuali livelli archeologici negli strati più superficiali al di sotto della pavimentazione marmorea, laddove si prevede di mettere in opera un impianto di riscaldamento a terra”, si spiega nel diario di scavo, che sottolinea come le ricerche siano state volte anche a cercare “le caratteristiche costruttive e la consistenza delle fondamenta del pilastro Sud-Ovest del transetto il cui crollo ha determinato la rovina di tutta la parte del transetto-presbiterio”. I rilievi topografici e archeologici sono stati eseguiti con sistema digitale.
LE PIETRE DEL DUECENTO. Durante lo scavo sono state rinvenute murature sotterranee pertinenti “alla parete meridionale della chiesa duecentesca, di cui si conserva la parete esterna settentrionale sottolineata da paraste in via Roio”. Si tratta, dunque, di un muro della chiesa originale, edificata nel XIII secolo, che venne gravemente danneggiata dal terremoto del 1703 per essere successivamente restaurata nel XIX e nel XX secolo. Il rinvenimento è stato datato, appunto, grazie alla presenza sul muro delle stesse paraste (pilastri inglobati nella parete, dalla quale sporgono solo leggermente) che si trovano negli edifici adiacenti di via Roio. Il ritrovamento conferma i dati di altre fonti secondo cui la chiesa originaria doveva essere più stretta dell’attuale, risultato di vari ampliamenti nel corso dei secoli. SEPOLTURA A INUMAZIONE. Le indagini hanno riportato alla luce una sepoltura, che tuttavia non ha ancora avuto un’attribuzione. “Sembrano conservarsi solo gli arti inferiori con parte del bacino” spiega il diario, in cui si sottolinea come la sepoltura sia stata “ripulita e il piano di inumazione sembra ricavato in uno strato con schegge lapidee minute e calce; la porzione superiore dell’apparato scheletrico, ovvero la parte di costole-scapole-arti superiori-cranio è assente. Un chiodino in ferro a testa circolare, rinvenuto all’altezza della tibia sinistra, potrebbe indicare l’utilizzo di una cassa lignea e non solo di un sudario”.
CAMERA DI SCARICO DI OSSA. Durante i lavori è stato rinvenuto infine uno “strato contenente terreno sabbioso, grigiastro, contenente molte ossa caoticamente sparse”, come viene spiegato nel diario. “La presenza importante di questi resti ossei induce a pensare che possa trattarsi di una camera di scarico di ossa. Si ritiene di non insistere con l’approfondimento”, continua il documento, “perché sarebbe archeologicamente poco opportuno, vista l’esiguità dello spazio”. Durante i lavori, dunque, non sono state trovate sepolture di particolare rilievo, che possano essere attribuite a personaggi noti. Tali sepolture, tuttavia, potrebbero essere presenti in zone della chiesa non ancora interessate dallo scavo. La camera di scarico dev’essere stata riempita di ossa, che già erano precedentemente sotto la pavimentazione, durante uno dei rimaneggiamenti della struttura.
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