PESCARA. Giù le mani dalla sanità abruzzese. La Regione va allo scontro frontale con due ministeri. Il verbale del Tavolo di Monitoraggio sull’applicazione del Dm 70, meglio conosciuto come Decreto Lorenzin, svelato ieri dal Centro, scatena l’immediata reazione del vertice dell’Asr (Agenzia regionale della Sanità), Pierluigi Cosenza, di concerto con il governatore Marco Marsilio e l’assessore alla Sanità, Nicoletta Verì.
Ma ad alzare più di tutti la voce è il capogruppo regionale di Forza Italia, Mauro Febbo, che minaccia i ministeri di Sanità ed Economia, oltre che l’Agenas, di portare in Consiglio regionale il piano abruzzese di riordino della rete degli ospedali per renderlo inattaccabile. Il centrodestra, in sintesi, lo blinderà trasformandolo il legge. Per Febbo non c’è più dialogo, che invece Cosenza mantiene aperto.
«La Regione, nell’interlocuzione in corso con il Ministero sulla rete ospedaliera abruzzese, continuerà a sostenere la proposta di reingegnerizzazione contenuta nella delibera approvata dalla giunta lo scorso luglio, perché si tratta della soluzione tecnica per garantire un’assistenza sanitaria adeguata in tutte le aree del nostro territorio». Dice, però, il vertice dell’Asr fissando paletti e difendendo la scelta equa di considerare allo stesso livello i quattro ospedali dei capoluoghi di province, mentre il Decreto Lorenzin impone a uno di essi di assumere le funzioni superiori di Dea di II livello. Cioè di diventare il super ospedale regionale (leggi Pescara, ndr). Ma il direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, si diceva, mantiene aperta la porta del dialogo. E spiega, come del resto era precisato nell’articolo di ieri del Centro, che gli altri rilievi del Tavolo Dm 70 «riguardano in gran parte aspetti già superati: penso ad esempio alle centrali uniche del 118, ma abbiamo motivato anche il mantenimento del punto nascita di Sulmona e la presenza di attività chirurgiche di base in ospedali di area disagiata come Atessa e Castel di Sangro, necessari perché si tratta di presidi in cui resta in funzione il pronto soccorso».
E aggiunge: «È stato affrontato anche il nodo del Centro grandi traumi, che resterà a Pescara con un’articolazione definita all’ospedale dell’Aquila. E abbiamo risolto», continua Cosenza, «l’aspetto della frammentazione della chirurgia senologica, concentrando le attività in alcuni presidi, così da ottimizzare le risorse disponibili e garantire standard elevati di sicurezza alle pazienti».
Ma il vero grande nodo, quello del Dea di II livello unico in Abruzzo, non è stato sciolto e diventa il punto di rottura. «Le osservazioni emerse dal Tavolo di Monitoraggio non saranno mai recepite da questa maggioranza», sbotta Febbo. «Dopo due anni di pandemia e dopo 10 anni in cui gli abruzzesi hanno dovuto subire il commissariamento della Sanità, con rinunce e sacrifici, ci si aspettava un approccio ben diverso da parte di Roma», afferma il forzista.
«Non è più accettabile la volontà di restare ancorati al Decreto Lorenzin, ormai superato dalle nuove esigenze sanitarie. Abbiamo lavorato con determinazione e convinzione su una rete ospedaliera che rispondesse alle esigenze della nostra regione, senza mai eccedere nelle richieste, ma se i burocrati romani pensano di fare “macelleria sanitaria” sulle nostre spalle riceveranno solo rifiuti da parte nostra».
Ed ecco l’annuncio più importante: «La rete ospedaliera che abbiamo pensato sarà presto oggetto di approvazione da parte del Consiglio regionale e quando diventerà legge sarà notificata al Tavolo di Monitoraggio; a quel punto», dice Febbo, «potrà iniziare un confronto che difficilmente ci vedrà retrocedere dalle nostre posizioni». Lo scontro è appena cominciato. Mentre il centrosinistra per ora tace.