TERAMO. È un caso finito alla ribalta della cronaca nazionale: il processo in corso per la morte di Roberto Morelli, camionista di 31 anni di Napoli che nel 2017 venne travolto da una balla di plastica nel piazzale di un’azienda di Castelnuovo Vomano, dove era andato a caricare del materiale.
Per quell’infortunio sono imputati in sei in un processo che nei mesi scorsi è finito all’attenzione della ministra della giustizia Marta Cartabia che lo ha preso ad esempio dei tempi lunghi della giustizia. L’anno scorso, infatti, la ministra ha ricevuto la lettera della mamma della vittima che lamentava i tempi lunghi del procedimento e ha chiamato la donna per esprimerle la sua solidarietà. Il processo, nel frattempo, è arrivato a fine istruttoria dopo il cambio del giudice titolare del procedimento: ieri davanti al giudice Giovanni Cirillo l’audizione dell’ultimo teste.
Si torna in aula venerdì prossimo con le richieste della pubblica accusa rappresentata dal pm Stefano Giovagnoni. Successivamente la parte civile e poi i difensori. La sentenza tra maggio e giugno. «Sono sicura», ha scritto nella sua lettera alla ministra Annunziata Cario, la mamma 75enne di Morelli, «che morirò prima di vedere la fine di questo processo, anche prima della fine del primo grado, chiudendo per sempre gli occhi senza poter sapere come e da chi è stato ucciso mio figlio. Prima di morire vorrei poter andare sulla tomba di mio figlio Roberto per dirgli che la giustizia terrena ha fatto il suo corso».(d.p.)
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