Sono pronte le nuove armi per difenderci da Omicron che, con le sue sottovarianti 4 e 5, sta facendo di nuovo schizzare in alto il numero dei contagi, anche in Abruzzo. Due sono infatti quelli già in fase di esame da parte dell’ente europeo Ema: l’obiettivo è il via alle forniture entro la fine dell’estate. Ma la Regione Abruzzo non ha ancora certezze su tempistiche e quantità delle dosi in arrivo. Questo, mentre nel frattempo le somministrazioni sono crollate di oltre cento volte rispetto a sei mesi e a un anno fa. Colpa soprattutto della quarta dose con il vecchio siero che non sta sfondando: in regione l’hanno ricevuta soltanto 16.387 persone sulle circa 293mila che si stima ne abbiano già la possibilità perché rientranti nelle tre categorie “ultrafragili”, “fragili over 60” oppure “over 80”.
«Tutti aspettano i nuovi vaccini specifici per le varianti, perché più passa il tempo più il virus muta e più sorgono dubbi sull’efficacia dei sieri che abbiamo utilizzato finora. E le parole delle aziende farmaceutiche sul loro stato di avanzamento sono confortanti», commenta Franco Marinangeli, primario di Rianimazione in prima linea e referente regionale delle emergenze sanitarie. «Chiediamo però una comunicazione univoca e chiarezza dal ministero su forniture e tempistiche», continua, «quest’incertezza, infatti, sta contribuendo al crollo delle vaccinazioni, perché in tanti aspettano il vaccino adattato invece di quello disponibile ora. E poi c’è una convinzione diffusa che il pericolo sia terminato. Non è così: è vero che in questa fase siamo chiamati alla responsabilità personale su mascherine e distanziamento anziché a rispettare restrizioni, ma il virus corre, in tanti si stanno reinfettando e, in caso di grandi numeri, temiamo anche un rialzo dei ricoveri in estate di chi è fragile e ha comorbidità».
I NUOVI VACCINI
CONTRO LE VARIANTI
Due sono i vaccini contro le varianti già pronti. L’azienda farmaceutica Moderna ha annunciato ieri che il suo vaccino bivalente “mRNA1273.214” «un mese dopo la somministrazione in persone già sottoposte a vaccino e a booster, determina importanti risposte anticorpali neutralizzanti contro le sottovarianti Omicron BA.4 e BA.5». I dati verranno ora sottomessi agli enti regolatori. Del resto già dal 17 giugno l’ente europeo Ema ha avviato la “rolling review” sul vaccino di Moderna adattato alle varianti. Ma l’azienda farmaceutica ha anche reso noto che l’obiettivo è quello di avviare le forniture del nuovo vaccino bivalente già «ad agosto», prima cioè di una «potenziale ripresa dei contagi di Covid-19, a causa delle sottovarianti di Omicron, a inizio autunno».
Pochi giorni prima del nuovo vaccino di Moderna, l’Ema ha cominciato anche l’esame di quello prodotto da BioNtech – Pfizer. Anche in questo caso si tratta di un adeguamento di quello vecchio. In base ai dati disponibili all’agenzia europea non è ancora chiaro se il vaccino di Pfizer sarà adatto per la protezione da una o più varianti, in particolare contro Omicron. L’esame dei dati proseguirà finché non ci saranno sufficienti informazioni perché sia possibile formalizzare una richiesta di approvazione.
Ma su una nuova versione del vaccino anti-Covid per il prossimo autunno stanno lavorando anche altre aziende farmaceutiche. Come Sanofi-Gsk, che ha annunciato di recente i buoni risultati di due studi clinici sul suo nuovo vaccino. La società francese è ancora nella fase di sperimentazione sull’uomo del siero, finora non ancora messo in commercio. Gli studi avrebbero confermato negli adulti un incoraggiante aumento delle difese immunitarie «contro molteplici varianti», dopo che i soggetti avevano ricevuto dosi di vaccini a Rna.
IL CROLLO VERTICALE
DELLE SOMMINISTRAZIONI
Si spera nei nuovi vaccini anche per rilanciare una campagna di somministrazione che ha visto un crollo verticale negli ultimi mesi. Il confronto con altri periodi della pandemia è infatti impietoso. Un anno fa, quando era in corso la somministrazione delle sole prime due dosi del vaccino anti-Covid, nel mese di giugno furono eseguite in regione 335mila somministrazioni. Sei mesi dopo, a gennaio, quando era nel vivo la campagna per la terza dose, le somministrazioni in regione furono oltre 375mila. Ora, che c’è la quarta dose, il numero delle somministrazioni negli hub abruzzesi, ma anche nelle farmacie e negli ambulatori dei medici di famiglia nel frattempo entrati a regime, è crollato di ben cento volte: solo 3.800 dosi fatte nei primi 23 giorni del mese di giugno. Di queste, solo 1.600 quarte dosi. Eppure la platea è ancora enorme: si stima che siano oltre 275mila quelli che possono già riceverla in regione.