TERAMO. Musica, colori e bandiere al vento. L’orgoglio Lgbti+ scuote il centro storico nell’afoso pomeriggio dell’ultimo sabato di giugno, ma senza eccessi né uscite sopra le righe. In oltre 500, stando ai numeri comunicati dalla questura, ma il colpo fa pensare a un numero maggiore, si ritrovano sul piazzale del santuario della Madonna delle Grazie per l’atto conclusivo dell’Abruzzo Pride, la settimana di iniziative dedicata alla riaffermazione dei diritti che ha toccato altri capoluoghi della regione. Lungo viale Madre Teresa di Calcutta il variopinto serpentone si è mosso, al ritmo dei brani da discoteca amplificati dalle casse istallate sul rimorchio di un camioncino, imboccando il corso vecchio fino a piazza Martiri per gli interventi finali.
Sfilano le famiglie arcobaleno, con magliette color prugna, e gruppi preceduti da striscioni che li identificano, Ci sono i ragazzi dell’Udu, l’unione degli studenti universitari, e una rappresentanza della Cgil. I protagonisti del corteo, però, sono gli appartenenti alla comunità Lgbti + e i cittadini, giovani e adulti, che hanno decisivo di affiancarli in questa iniziativa di riaffermazione della propria libertà nell’orientamento sessuale. Il pensiero, come nelle altre sette città che in contemporanea ospitano il Pride – ad Albano Laziale, Aversa, Bologna, La Spezia, Favignana, Perugia e Ragusa – è rivolto alla tragedia di Oslo, dove la notte scorsa sono state uccise due persone nel corso di una sparatoria di fronte ad alcuni locali cittadini tra cui uno frequentato da gay. Nella capitale norvegese l’evento Lgbti+ è stato annullato, ma la marcia per i diritti non si ferma nel resto del mondo.
Nel cuore della città risuonano così le note che accompagnano un corteo festoso, più trasgressivo o irriverente. Ad accoglierlo c’è anche una rappresentanza dell’amministrazione comunale, che ha dato il patrocinio all’evento, con in tesa il sindaco Gianguido D’Alberto. «Avete riempito, non invaso, le strade del centro storico», osserva il primo cittadino nel suo saluto dal palco in piazza Martiri, «la scelta di essere qui oggi e di partecipare a questa iniziativa per noi vuole esprimere sostegno al riconoscimento e alla tutela dei diritti e dell’uguaglianza contro ogni forma di discriminazione». Il sindaco non fa riferimento diretto alla polemica sollevata da Fratelli d’Italia nelle ore precedenti al corteo, ma lancia un messaggio. «L’affermazione dei diritti non deve far paura», scandisce, «deve far paura il contrario: la negazione dei diritti».
Per D’Alberto, che evidenzia la presenza di tanti giovani «che partecipano poco al dibattito politico, ma sono presenti e coinvolti quando si riaffermano principi come quello dell’uguaglianza», l’adesione del Comune alla manifestazione rappresenta anche una reazione agli atteggiamenti che in Parlamento hanno accompagnato la bocciatura del Ddl Zan. «Al di là di pensieri e posizioni politiche», conclude, «sberleffi e insulti sono un insulto proprio ai diritti di tutti ». (g.d.m.)