CEPAGATTI. Il suo sogno era aprire un ristorante e farlo diventare un centro di cultura gastronomica. La cucina e il teatro erano le grandi passioni di Gianluca Bellia, conosciuto da tutti come Steek, 37 anni, nato a Chieti ma residente a Villanova di Cepagatti, morto ieri mattina al Sant’Orsola di Bologna, per complicanze legate alla sua malattia congenita, la glicogenosi. Da tutta la vita combatteva contro la patologia che gli impediva di mangiare alcuni cibi e aveva persino scritto un libello, distribuito agli amici, attraverso il quale aveva avviato una campagna di sensibilizzazione alimentare. Il giovane si trovava nell’ospedale emiliano da diverse settimane e si era da poco sottoposto a un delicato intervento chirurgico, ma non ce l’ha fatta. Lascia il papà Giovanni, dipendente di una industria di ricambi automobilistici in pensione, la madre Concetta La Rovere, la nonna Rosetta, legatissima al nipote e i tanti amici e cugini che ieri hanno inondato i social di messaggi di affetto. I funerali di Gianluca “Steek”, il nick che usava sui social, si terranno domani (l’ora è da stabilire) nella chiesa di San Pio X a Chieti Scalo, nel quartiere che lo ha visto crescere.
Era di origini siciliane, viveva a Villanova ma tornava spesso allo Scalo, nel quartiere del Villaggio, dove aveva trascorso infanzia a adolescenza, frequentato la media Mezzanotte e il De Sterlich. Calcava i palcoscenici con la compagnia teatrale teatina “I Quattro Santi”. Il 24 settembre avrebbe compiuto 38 anni. «Se ne è andato in silenzio, ma lui era un tipo che amava il casino, era un mattatore, sempre sorridente e giocoso», ricordano i cugini Aldo C. e Mattia La Rovere con l’amico Antonio Santarelli, «ha saputo trasformare la malattia in un punto di forza della sua vita. Ha fatto ricerche sul cibo chetogenico e, tra un lavoretto e l’altro in alcuni locali della zona, ha imparato a cucinare e amava sperimentare. Non si è mai abbattuto, malgrado tutto. Siamo disperati, affranti e non lo dimenticheremo mai».
Il cordoglio del sindaco di Cepagatti, Gino Cantò, e del vice Annalisa Palozzo: «Ci stringiamo al dolore della famiglia. Gianluca era un ragazzo sempre sorridente, ha affrontato la malattia con grande dignità, senza mai abbattersi. Faceva ricerche sul cibo, sperimentava, studiava, voleva aiutare altre persone affette dalla sua stessa patologia e nel libro ha raccontato la sua esperienza».
Si faceva chiamare Steek ma in pochi conoscevano il significato del nickname che aveva impresso pure sulle magliette che indossava. «Gianluca amava la vita», è il ricordo del parrucchiere teatino Giordano Lacanale, «la prendeva di petto perché diceva sempre «non so quanto vivrò». La sua era una vita sospesa perché la malattia non gli concedeva tregue. Voleva una famiglia, ultimamente frequentava una ragazza ed era molto felice, ma si metteva sempre nei panni degli altri e si preoccupava che le persone che amava, stessero bene». «Aveva un sogno», rivela Lacanale, «voleva aprire una piccola trattoria, si era anche preparato con i corsi dedicati alla somministrazione degli alimenti. Era una persona unica, un grande dolore per noi. Quando entrava in una stanza era al centro dell’attenzione, un comico nato e l’intercalare in dialetto lo rendeva ancora più simpatico. Mi manca tanto la mia libertà, mi disse a maggio quando l’ho sentito per l’ultima volta».
Ma ieri mattina ha dett oaddio a tutti. La salma di Gianluca Bellia riposerà nel cimitero di Chieti.