PESCARA. Il piano di risanamento acustico che la prossima settimana dovrebbe essere esaminato dalla giunta comunale e che poi dovrà passare all’esame del consiglio crea già i primi malumori. Sono emersi ieri nel corso dell’incontro convocato dal sindaco Carlo Masci con le associazioni di categoria, i rappresentanti dei locali di piazza Muzii e zone limitrofe e il rappresentante del comitato Tranquillamente Battisti, che si sono confrontati con il primo cittadino e con gli assessori Isabella Del Trecco e Alfredo Cremonese. Presenti i consiglieri Ivo Petrelli, Massimo Pastore, Alessio Di Pasquale, Zaira Zamparelli, Vincenzo D’Incecco e il presidente del consiglio Marcello Antonelli.
«Spero di visionare il piano», ha detto Fabrizio Vianale di Confartigianato alla fine dell’incontro facendo notare che contiene «misure anacronistiche, basate su una misurazione dei rumori avvenuta durante la pandemia, quando la zona era piena, un imbuto. Ma non abbiamo documenti in mano, solo le informazioni ricevute dal sindaco e dall’assessore Del Trecco». «È un piano dovuto, molto tecnico, con pochissima discrezionalità, che fotografa la situazione esistente in una determinata area e indica gli ambiti di intervento», ha spiegato proprio Del Trecco. «Un piano asettico sulla base del quale procederanno i singoli settori del Comune, se riterranno opportuno intervenire, con regolamenti o altri tipi di atti, in una fase successiva o parallelamente. L’obiettivo è di trovare un giusto equilibrio tra i residenti che chiedono di vivere tranquillamente e le attività che devono lavorare e che nessuno vuole chiudere», ha garantito.
E invece «il timore» degli esercenti è che dal piano discendano «penalizzazioni e restrizioni» per i locali che potrebbero essere «più severe di prima, per gli orari delle attività, fino ad arrivare alla chiusura», ha spiegato l’avvocato Andrea Lucchi, parlando a nome di chi gestisce i locali della movida in centro. «Viene presentato come uno strumento neutro ma non è così, perché è come una morsa che si può stringere» e ne discende che si tratta di «una scelta politica». Prima di entrare nel dettaglio «siamo curiosi di vedere il piano e parleremo con i nostri tecnici per poi capire se si può interloquire», ha aggiunto. Per la conformazione dei luoghi» di piazza Muzii e dintorni e partendo dai presupposti del piano, lì «si possono solo rilevare sforamenti, e quindi si possono solo immaginare restrizioni. Tra l’altro, dalle rilevazioni degli otto fonometri che sono stati annunciati, e sono pochissimi, non si potrà distinguere la provenienza del rumore per cui saranno penalizzati sicuramente tutti. E non si potrà capire se le emissioni sono dei locali o antropiche», cioè legate al vociare delle persone.
Federico Di Filippo, che rappresenta il comitato di residenti, non mette «in discussione i contenuti del Piano, perché non sappiamo se sono favorevoli alle nostre istanze o meno. Sappiamo che è propedeutico a iniziative successive, per cui non avrà un riflesso immediato. E, tra l’altro, non è stato ancora approvato in giunta e in consiglio. Insomma la riunione si è rivelata una perdita di tempo, avremmo preferito che se ne discutesse in giunta per l’approvazione. Ci aspettavamo che a giugno inoltrato si adottassero provvedimenti concreti perché nella zona di piazza Muzii si va avanti senza alcun tipo di limitazione, senza freni, a parte il lunedì e il martedì».
Tra i presenti all’incontro anche Dino Lucente di Casartigiani: «Il piano è un obbligo di legge, contiene i rilievi dell’Arta in quella zona. Il rispetto delle regole è necessario, nello stesso tempo mi auguro che, sulla base delle modifiche alla legge nazionale sulla occupazione del suolo pubblico, vengano concessi degli spazi, ma non come accaduto durante la pandemia». «Servirà un altro confronto», ha detto Marina Dolci di Confersercenti. «Sicuramente il problema c’è, ma non è come prima, e si punta a risolverlo».