TERAMO. Lite tra fratelli finisce in tribunale e uno dei due viene condannato a tre mesi per esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sule persone. È un’altra storia di dissidi e controversie familiari quella declinata in una sentenza di condanna arrivata al termine di un rito abbreviato che si èn svolto davanti al gup Lorenzo Prudenzano.
Sotto accusa un 50enne teramano. Sullo sfondo la lite tra un fratello e una sorella per il pagamento di alcuni tributi su degli immobili di proprietà comune. Secondo l’accusa della Procura l’uomo avrebbe minacciato la sorella con la frase, così si legge nel capo d’imputazione, «Dammi i soldi. Ti ho messo il biglietto sulla porta, se non me li dai faccio un macello, faccio uscire i morti», nonchè «sbattendo con i pugni sulla porta di casa poneva in essere atti idonei diretti in modo non equivoco a farsi arbitrariamente ragione da se medesimo pur potendo ricorrere al giudice».
L’uomo, inoltre era finito sotto accusa anche per furto perchè, sempre secondo l’accusa, proprio nell’ambito di questa diatriba economica, si sarebbe introdotto nell’abitazione della sorella e le avrebbe portato via un televisore che successivamente avrebbe riconsegnato così come riconosciuto dal giudice nelle motivazioni della sentenza. «La restituzione del televisore, effettuata in una fase assai arretrata del procedimento penale», scrive a questo proposito il giudice, «a pochi mesi di distanza dalla presentazione della querela da parte della persona offesa, giustifica il riconoscimento delle circostanze attenuanti». Il giudice ha riconosciuto il danno alla parte civile, la sorella, da stabilirsi in sede civile. Va detto che non è la prima volta che questioni familiari, soprattutto di carattere economico, finiscono in un’aula di tribunale. Le statistiche raccontano che in Italia ben il 30 per cento delle liti che diventano materia di fascicoli giudiziari avvengono nell’ambito familiare: fratelli contro fratelli, figli contro genitori, genitori contro figli.(d.p.)
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