PESCARA. Non c’è solo l’opposizione contraria alla modifica dello statuto per aumentare il numero dei consiglieri eletti da Pescara nel cda di Ambiente. Anche alcuni sindaci soci dell’azienda dei rifiuti sono contrari all’operazione organizzata da Carlo Masci. Ieri il primo cittadino di Carpineto Donatella Rosini è intervenuto per attaccare il suo collega di Pescara.
«Il sindaco Carlo Masci soffre di amnesie», ha detto Rosini, «non ricorda l’intervento del 30 giugno 2020 in assemblea soci per approvare il primo bilancio di Ambiente, dopo la piena operatività della fusione societaria. In quell’occasione ebbe a concludere comunicando di aver già dato mandato ai propri legali per verificare le possibilità di sciogliere Ambiente, quale socio di maggioranza. Al tempo stesso ci comunicava che riteneva che la società si dovesse occupare solo di igiene e decoro urbano, senza doversi impegnare nella progettazione e realizzazione degli impianti, di competenza di altri enti gestori regionali. Oggi nel momento in cui si devono rinominare gli organi societari il sindaco Masci ha mutato il suo pensiero e, d’incanto, si fa promotore e sostenitore di un impianto per il trattamento dell’umido nel Comune di Città Sant’Angelo e chiede, addirittura, con modifica dello statuto, la nomina di tre membri del consiglio di amministrazione in luogo dei due già riconosciuti».
«Si tratta di una folgorazione sulla via di Damasco o sulla via delle poltrone, dovendo magari risolvere i numerosi problemi all’interno della propria maggioranza ?», si è chiesto il sindaco di Carpineto, «il progetto originario di fusione della società era stato condiviso anche dalla minoranza del tempo, oggi maggioranza e sorprende come a distanza di soli due anni, si voglia decidere, non più la soppressione, ma di cambiare la struttura societaria originaria solo per poter nominare un membro di cda in più. Questa modifica determinerebbe uno stravolgimento dell’abile ripartizione di pesi ed oneri delle diverse comunità interessate. Solo con questo incremento si può pensare di costruire e gestire un impianto che è stato progettato per 60.000 tonnellate, in difformità al Piano di gestione dei rifiuti regionale. Quanto all’impianto di biodigestore proposto ad Ambiente da due società del gruppo Snam, siamo poi certi che vi sia il consenso della collettività di Città Sant’Angelo?».