PESCARA. È uno scontro istituzionale senza precedenti quello che si è consumato ieri tra politica e magistratura, provocato dalle esternazioni del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, che ha commentato con toni pesanti e inusuali la decisione del giudice per l’udienza preliminare che ha rinviato a giudizio l’attuale direttore generale della Asl, Vincenzo Ciamponi, per corruzione nell’esercizio della funzione.
Il processo è quello che riguarda l’aggiudicazione della gara da 11 milioni di euro per i servizi psichiatrici extra ospedalieri che venne assegnato alla coop “La Rondine” di Lanciano, grazie al ruolo svolto da Sabatino Trotta (suicida in carcere lo stesso giorno del suo arresto), dirigente del dipartimento di salute mentale, con velleità politiche fra le fila del partito Fratelli d’Italia, lo stesso del presidente Marsilio.
MARSILIO: UN ERRORE
E quest’ultimo non ha usato mezzi termini: «Mi permetto di dire che questo rinvio a giudizio è un errore: con questa scelta», ha aggiunto il rappresentante della Regione entrando nel merito del processo, «non potranno essere giudicati, ad esempio, i soggetti che facendo parte della commissione hanno alterato i punteggi di gara ingannando anche lo stesso Ciamponi, che si è trovato da firmare sul tavolo la determina di assegnazione dell’appalto viziata dalle trame corruttive messe in opera da Sabatino Trotta. Nel tentativo di dimostrare una improbabile corruzione si rinuncia a perseguire almeno due corrotti sicuri (il riferimento è alla posizione dei due componenti la commissione che la procura decise strategicamente di archiviare ndr), che resteranno indisturbati al loro posto di lavoro dentro la Asl». A parte che Ciamponi, invitato dallo stesso Marsilio a restare al suo posto, non ha minimamente ritenuto di dimettersi dopo il rinvio a giudizio per corruzione, quella di Marsilio è sicuramente una intromissione senza precedenti che va a criticare l’operato di una procura che ha lavorato anni su questa inchiesta che conta una montagna di carte, fatti, circostanze che ora spetterà ai giudici del tribunale vagliare con un dibattimento dove verrà sviscerato tutto e di più.
MAGISTRATI: getta discredito
Il procuratore Giuseppe Bellelli non ha voluto prendere posizione su questo scivolone politico-istituzionale di Marsilio, ma è stata la presidente della giunta esecutiva dell’Associazione nazionale Magistrati Abruzzo, Roberta D’Avolio a schierarsi con i colleghi pescaresi che comunque hanno già incamerato due patteggiamenti eccellenti in questo procedimento. «Non sono accettabili, pur nella libertà di critica», si legge nella nota di Anm, «le affermazioni contenute nelle dichiarazioni di Marsilio, che gettano discredito non solo sui magistrati impegnati nella trattazione del procedimento penale, ma sull’intero ordine giudiziario e, provenendo da un autorevole esponente politico, sono capaci di ingenerare disorientamento nell’opinione pubblica, minando la fiducia dei cittadini nell’istituzione giudiziaria». E ancora, «non è tollerabile l’azione di screditamento di un processo in corso di svolgimento altresì paventandosi “errori giudiziari” e difetti investigativi».
MARSILIO: TROTTA MILLANTAVA
Nelle sue aspre critiche Marsilio sferra un attacco anche verso un suo ex compagno di partito, Trotta, che peraltro non è più in grado di difendersi. «Ho purtroppo sperimentato sulla mia pelle la sua doppia personalità e la valanga di millanterie che usava con le sue amanti e con il capo della coop La Rondine per convincerli a dargli soldi in contanti sostenendo di doverli portare ad altri, ma che in realtà tratteneva per sé». Affermazione categorica che supera l’inchiesta. Va ricordato che lo stesso Marsilio, in relazione a questa inchiesta, venne interrogato dai magistrati, come persona informata sui fatti, riguardo a un presunto versamento di soldi fatto da Trotta ai vertici romani di Fratelli d’Italia.
MAGISTRATI: SGOMENTO
Destano forte perplessità e sgomento i toni e le certezze manifestate, attraverso giudizi apodittici e di valore morale, dal presidente della Regione, con specifico riferimento ad alcune persone già coinvolte nel procedimento, una delle quali peraltro non più in condizioni di difendersi per effetto del tragico epilogo della sua esistenza, nell’ambito di un processo nel quale, peraltro, la stessa Asl si è costituita parte civile».
MARSILIO, LA 500 DI CIAMPONI
Marsilio entra poi nella vicenda della macchina che Ciamponi avrebbe acquistato con i soldi che Mattucci diede a Trotta per corrompere il direttore generale, e conclude così: «Ho più volte suggerito a Ciamponi di portare quel catorcio che ha comprato per il figlio in piazza Salotto per esporlo al pubblico. Basterebbe vederlo per capire che se quello fosse davvero il prezzo di una corruzione per un appalto da parecchi milioni, Ciamponi più che la galera meriterebbe il manicomio».
MAGISTRATI, L’AUTO DI CAPACI
Pronta la risposta di Anm: «Stride l’invito del presidente all’imputato Ciamponi di esibire la propria autovettura, nell’ipotesi accusatoria prezzo della corruzione, a piazza Salotto di Pescara, luogo che notoriamente ha ospitato in passato i resti dell’autovettura sulla quale viaggiavano le vittime della strage di Capaci».
MARSILIO: nessun conflitto
In serata, dopo la ferma presa di posizione dell’Associazione magistrati, arriva la precisazione del presidente della Regione. «Io non delegittimo nessuno, tant’è vero che mi affido al giudizio della magistratura stessa, nutrendo la certezza che saprà far emergere la verità dei fatti. E ho manifestato in tempi e occasioni non sospetti la stima, la considerazione e la piena collaborazione con le procure e i tribunali abruzzesi. E con la stessa Anm, che in Regione Abruzzo ha trovato e continuerà a trovare porte aperte. Aggiungo che sono grato alla procura di Pescara per l’importante contributo che sta dando nello scoperchiare pratiche illecite odiose e intollerabili. Rivendico il diritto di esprimere il mio giudizio senza che questo debba essere trasformato in un conflitto istituzionale, che non esiste ed è oggettivamente esagerato evocare. Nessun ruolo e nessun ufficio è insindacabile».