TERAMO. È finito in carcere e poi agli arresti domiciliari perché accusato di aver maltrattato la moglie anche davanti alla figlia piccola, di averla cacciata fuori casa dicendole che aveva trovato un’altra campagna e di averla minacciata di morte. Accuse che, evidentemente, nel corso dell’istruttoria non sono state provate: l’uomo è stato assolto per i maltrattamenti per non aver commesso il fatto e dai reati di violenza privata e lesioni per remissione di querela. La sentenza è stata pronunciata ieri dalla giudice Claudia Di Valerio: per l’uomo (assistito dall’avvocato Romina Moro) la stessa Pubblica accusa (rappresentata in aula dal pm Greta Aloisi) ha chiesto l’assoluzione. La donna si era costituita parte civile rappresentata dall’avvocato Domenico Giordano.
Secondo l’accusa sostenuta dalla Procura nel corso dell’udienza preliminare al termine della quale e il trentenne era stato rinviato a giudizio sarebbero avvenuti tra il 2019 il 2022. L’uomo era accusato di aver preso la donna per i capelli scaraventandola a terra, provocandole lesioni giudicate guaribili in venti giorni. «Dopo averla afferrata per i capelli e gettata a terra», si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, «mediante violenza e minaccia consistita nel proferirle le frasi “Se torni a casa ti taglio la testa” o “Sei morta”, costringeva la donna ad uscire di casa, minacciandola di non fare più rientro in quanto ormai aveva trovato un’altra compagna».
Accuse che nel corso dell’istruttoria (con numerosi testi ascoltati) non sono state provate.(d.p.)