PESCARA. Gli effetti delle misure cautelari che hanno portato agli arresti domiciliari i protagonisti della prima tranche della complessa inchiesta sullo scandalo della sanità legato agli appalti “pilotati” alla Asl di Pescara (per 35 milioni di euro), fino a questo punto erano piuttosto prevedibili. Nessuno dei cinque arrestati, e cioè l’imprenditore della sanità Vincenzo Marinelli, il suo factotum Graziano Canonico, la dirigente Asl Tiziana Petrella con il suo stretto collaboratore Antonio Verna, e l’imprenditore Fabio Tonelli, ha risposto all’interrogatorio di garanzia del gip Antonella Di Carlo che ha firmato le misure: Marinelli non si è neppure presentato e ha rinunciato all’interrogatorio adducendo indubbi problemi di salute. E questo perché le difese non hanno ancora contezza del materiale in mano al pm Andrea Di Giovanni. Quindi, dopo questo passaggio obbligato, l’attenzione si sposta sui giudici del tribunale, visto che sia il legale di Marinelli, l’avvocato Augusto La Morgia, che quello di Petrella (altro perno dell’inchiesta), Vincenzo Di Girolamo, hanno già presentato ricorso al tribunale del riesame, con l’obiettivo di far revocare le misure per i rispettivi assistiti.
Sotto questo aspetto, la posizione di Marinelli, 86 anni, punto focale dell’inchiesta, con i suoi mille rapporti con i funzionari e dirigenti della Asl e con la politica, che pure gioca un ruolo di primo piano in questa vicenda, potrebbe avere maggiori chances. Due giorni fa l’imprenditore si è infatti dimesso da quasi tutte le società finite nel mirino della procura, lasciando dei margini di manovra per smontare, ma solo oggi, i requisiti richiesti per l’applicazione delle misure che riguardano il pericolo di fuga, la reiterazione del reato e il rischio di inquinamento delle prove.
Più delicata, invece, la posizione di Petrella che comunque resta dipendente della Asl, come ha sottolineato anche il gip Di Carlo: «La Petrella non lavora più al servizio Approvvigionamenti beni e servizi, ma ciò non scongiura affatto che, date le sue conoscenze, le sue entrature, la lunga militanza nella sanità, possa ugualmente piegarsi prezzolata ad obiettivi privatistici, anche manipolando i soggetti legittimamente investiti della funzione di approvvigionamento».
E sarà proprio la posizione della Petrella quella che i giudici del riesame dovranno esaminare nell’udienza di lunedì prossimo, mentre per Marinelli è stata fissata al 4 luglio.
Il quadro probatorio contenuto nelle circa 600 pagine del gip è difficilmente superabile nei contenuti, vista la montagna di intercettazioni ambientali acquisite nel corso di due anni di indagini, con l’ausilio di strumenti anche sofisticati come il trojan, dopo che è stata scoperta dalla procura una fuga di notizie. E poi, questa tranche rappresenta solo la punta dell’iceberg di una inchiesta che conta ancora almeno quattro filoni di indagine (complessivamente sono 50 gli indagati) che spaziano su diversi settori: indagini che fanno tremare soprattutto il versante politico. Gli ambientali posizionati nell’ufficio di via Balilla di Marinelli, luogo di incontro con personaggi di primo piano delle istituzioni, e le cimici installate nelle autovetture degli indagati e negli uffici della Asl, hanno prodotto una montagna di elementi d’accusa. (m.cir.)