TERAMO. «Mio fratello non torna in vita, ma almeno giustizia è stata fatta». Maria Di Martino, è la sorella di Giovanni, la vittima. Per questioni procedurali la sua costituzione di parte civile all’epoca non fu ammessa, ma lei è sempre stata presente ad ogni udienza. E al momento della sentenza le lacrime hanno accompagnato le sue parole. «Mio fratello Giovanni », dice così come dichiarato in aula quando è stata sentita come teste, «si sentiva in pericolo. Ci eravamo visti il 2 giugno, quindi pochi giorni prima della tragedia, e lui mi disse “se mi succede qualcosa sai tu quello che devi fare”. Questa sentenza sicuramente non riporta in vita mio fratello, ma fa giustizia e riconosce una verità: mio fratello è stato ucciso, non è morto per una caduta accidentale. Quella sera è stato ucciso da suo figlio, da mio nipote».(d.p.)