L’AQUILA. «A cosa serviranno questi progetti?». Se lo chiede il consigliere comunale di opposizione Stefano Palumbo. «Il Pnrr nasce per riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica, contribuire a risolvere le debolezze strutturali dell’economia italiana e accompagnare il Paese su un percorso di transizione ecologica e ambientale», scrive, «Biondi, negando ogni possibile confronto sull’argomento, ha ridotto questa opportunità a una banale estensione del processo di ricostruzione pubblica avviato dopo il 2009, senza una vera innovazione di idee o di progetti. 170 milioni che si aggiungono a 2,3 miliardi che lo Stato in questi 13 anni ha erogato per gli interventi pubblici sul territorio comunale, di questo si parla, con il paradosso che oggi si vanta dei risultati raggiunti (per il momento solo sulla carta) grazie a uno strumento voluto dai precedenti due governi e osteggiato in parlamento e in Europa dalla Meloni, dimenticando però di dire che ci sono 700 milioni di euro per opere pubbliche, (alcuni assegnati con delibere Cipe risalenti addirittura al 2012), fermi per l’inefficienza della macchina amministrativa. Ma, finito il processo di ricostruzione e i fondi del Pnrr, di cosa vivrà la nostra città? Quanti ragazzi della generazione che dovrà farsi carico di ripagare il debito pubblico contratto per il Pnrr potrà decidere di farlo restando o venendo a vivere all’Aquila? Ognuno, rispondendo a queste semplici domande, può farsi una propria idea della lungimiranza dell’amministrazione». (r.p.)